«Ma voi, li realizzate i sogni?». Quando Pia e Marco Marchini, dopo la morte tragica del loro figlio Mattia, arrivarono al convento di Montefiorentino – immerso tra faggi, querce e i rilievi del Montefeltro – si trovarono davanti boschi secolari e il profilo morbido delle colline marchigiane. Portavano nel cuore una ferita profonda, ma non avevano smesso di cercare una luce. E sapevano che i sogni, tra questi sentieri dell’Appennino, a volte diventano realtà.

da redazione

Tra i boschi e il silenzio

«È sempre stata la Provvidenza a farci realizzare i sogni», ci racconta padre Pierluigi Allegrezza Giulietti, frate francescano originario di Ostra, grande appassionato dell’Ascoli Calcio e responsabile del convento medievale di Montefiorentino, uno dei luoghi francescani più suggestivi delle terre marchigiane. Qui, su intuizione dei Frati Minori delle Marche, nel 2017 è nata Sora Madre Terra, una cooperativa agricola e sociale, punto di incontro tra spiritualità, agricoltura e inclusione, che si ispira direttamente al Cantico delle Creature di san Francesco e promuove un modello di cura del creato e responsabilità verso i beni comuni attraverso la fattoria didattica “Il Sogno”.

«Quando costituimmo la cooperativa», spiega padre Pierluigi con il suo sorriso contagioso e la schietta parlata locale, «erano chiari solo i principi: attuare un modello di economia che mettesse al centro l’accoglienza e la cura dei più fragili, richiamandoci all’insegnamento dei santi dell’Osservanza francescana. Avevamo tanti ideali, ma troppi ostacoli. La Provvidenza, però, ce li ha fatti realizzare e così, per tutti, siamo diventati i frati che realizzano i sogni. Quando vennero Marco e Pia, volevano realizzare il desiderio del figlio, che avrebbe anelato ad allevare alpaca. Perché no?». Forse perché gli alpaca non sono semplici da gestire come i conigli, o gli asini. Sottigliezze… quando padre Pierluigi si mette in mente qualcosa, non lo ferma nessuno. «Oggi abbiamo 40 conigli, 12 anatre e 15 alpaca, da cui ricaviamo la lana che vendiamo, insieme agli altri prodotti della fattoria e alle delizie locali che trasformiamo, un asino, un pony, una poiana, cervi, caprette, un cinghiale e un gufo reale... Diamo lavoro a 5 ragazzi svantaggiati, alcuni con disabilità, abbiamo due operai, un educatore e un manutentore, più due volontari e una donna che è stata vittima di violenza, e che da noi sta ricostruendo un percorso di autonomia. E poi c’è mia mamma, che soffre di Alzheimer. I sogni? Si possono realizzare attraverso vie che non conosciamo». La cooperativa propone anche laboratori e, oltre a promuovere il lavoro, ha l’obiettivo di educare alla cura del creato, valorizzando il territorio e le sue tradizioni.

Alcuni bambini nei boschi attorno al convento guidano gli alpaca della fattoria didattica
Alcuni bambini nei boschi attorno al convento guidano gli alpaca della fattoria didattica
Alcuni bambini nei boschi attorno al convento guidano gli alpaca della fattoria didattica

Una conversione inaspettata

Montefiorentino è diventato così un piccolo laboratorio di economia sociale e sostenibile. Tra stalle, orti e sentieri immersi nel verde, la fattoria didattica accoglie ogni anno famiglie, gruppi e scuole (solo lo scorso anno, ci sono stati 2 mila bambini), offrendo percorsi educativi, laboratori e trekking con gli animali, per riscoprire il legame tra uomo, natura e comunità. «È del resto questo il senso della nostra vita francescana: la terra non deve essere semplicemente sfruttata, ma custodita, coltivata e condivisa», aggiunge padre Pierluigi, che è arrivato alla sequela del Poverello di Assisi dopo un’adolescenza difficile, che non nasconde.

«Ho iniziato a lavorare a 13 anni, per aiutare economicamente la mia famiglia», confida. «La mattina andavo a scuola, il pomeriggio inforcavo la mia bici e mi trovavo qualche cosa da fare per racimolare un po’: ho lavorato come elettricista, falegname… Ma ero sempre arrabbiato, non ero felice, mi sentivo in credito con la vita che non mi aveva dato le opportunità dei miei compagni e sfogavo con le mani la mia frustrazione. Un giorno, presi a pugni un ragazzo solo perché aveva le scarpette da calcio che io non potevo permettermi. Un altro giorno, presi a pugni addirittura l’arbitro della partita, che giustamente mi sospese». Ma qualcosa accadde. «Facevo l’elettricista, e un giorno presi la corrente… quella che ti cambia la vita».

da redazione

I poveri sono una preghiera

«Quando avevo 24 anni e ormai tutto mi sembrava inutile e senza senso», aggiunge padre Pierluigi, «un amico mi propose di partecipare a degli incontri con padre Luciano Proietti, un frate francescano che accoglieva dapprima i giovani per una cena e un po’ di animazione, poi li faceva pregare… molti, come me, ci sono “cascati”. Da quel momento, ho scoperto che è l’incontro con Gesù che ti cambia la vita e che la libertà non significa sregolatezza, ma tornare all’essenziale. Ci sono voluti ancora anni e incontri spirituali, ma ormai avevo preso la mia decisione. Quella di seguire Gesù, nella regola di san Francesco».

Nel 1998, Pierluigi comunicò in famiglia la scelta di prendere i voti. «Ero un po’ spaventato da come l’avrebbero presa», confida, «perché il mio stipendio a casa serviva, e sarebbe venuto a mancare una volta entrato in convento. Fu mia madre a sostenermi: “Tu fai la volontà di Dio”, mi disse, “perché a noi ci aiuta il Signore”. E nella mia vita ho davvero scoperto che il Signore ridà il centuplo. Ho conosciuto la Provvidenza, che non è soltanto trovare i soldi per mandare avanti le nostre attività, ma si incarna ogni giorno nelle persone che offrono sé stesse». È nata così una nuova consapevolezza: «Tra questa terra e queste stalle», conclude padre Pierluigi, «ho riscoperto la mia vocazione, l’essenza della mia scelta. Oggi so che i poveri sono la mia preghiera, sento chiara la mia missione. La Chiesa nella quale servo non è un museo, ma la casa di tutti».