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Padre Pierluigi è nato a Ostra, vicino Senigallia, nell’Anconetano, il 17 novembre 1972. Ha 53 anni. È entrato in convento nel 2000, è stato ordinato sacerdote nel 2012 e oggi accompagna diverse parrocchie della diocesi di San Marino-Montefeltro. Per info: www.soramadreterra.it.


«Ma voi, li realizzate i sogni?». Quando Pia e Marco Marchini, dopo la morte tragica del loro figlio Mattia, arrivarono al convento di Montefiorentino – immerso tra faggi, querce e i rilievi del Montefeltro – si trovarono davanti boschi secolari e il profilo morbido delle colline marchigiane. Portavano nel cuore una ferita profonda, ma non avevano smesso di cercare una luce. E sapevano che i sogni, tra questi sentieri dell’Appennino, a volte diventano realtà.


Tra i boschi e il silenzio
«È sempre stata la Provvidenza a farci realizzare i sogni», ci racconta padre Pierluigi Allegrezza Giulietti, frate francescano originario di Ostra, grande appassionato dell’Ascoli Calcio e responsabile del convento medievale di Montefiorentino, uno dei luoghi francescani più suggestivi delle terre marchigiane. Qui, su intuizione dei Frati Minori delle Marche, nel 2017 è nata Sora Madre Terra, una cooperativa agricola e sociale, punto di incontro tra spiritualità, agricoltura e inclusione, che si ispira direttamente al Cantico delle Creature di san Francesco e promuove un modello di cura del creato e responsabilità verso i beni comuni attraverso la fattoria didattica “Il Sogno”.
«Quando costituimmo la cooperativa», spiega padre Pierluigi con il suo sorriso contagioso e la schietta parlata locale, «erano chiari solo i principi: attuare un modello di economia che mettesse al centro l’accoglienza e la cura dei più fragili, richiamandoci all’insegnamento dei santi dell’Osservanza francescana. Avevamo tanti ideali, ma troppi ostacoli. La Provvidenza, però, ce li ha fatti realizzare e così, per tutti, siamo diventati i frati che realizzano i sogni. Quando vennero Marco e Pia, volevano realizzare il desiderio del figlio, che avrebbe anelato ad allevare alpaca. Perché no?». Forse perché gli alpaca non sono semplici da gestire come i conigli, o gli asini. Sottigliezze… quando padre Pierluigi si mette in mente qualcosa, non lo ferma nessuno. «Oggi abbiamo 40 conigli, 12 anatre e 15 alpaca, da cui ricaviamo la lana che vendiamo, insieme agli altri prodotti della fattoria e alle delizie locali che trasformiamo, un asino, un pony, una poiana, cervi, caprette, un cinghiale e un gufo reale... Diamo lavoro a 5 ragazzi svantaggiati, alcuni con disabilità, abbiamo due operai, un educatore e un manutentore, più due volontari e una donna che è stata vittima di violenza, e che da noi sta ricostruendo un percorso di autonomia. E poi c’è mia mamma, che soffre di Alzheimer. I sogni? Si possono realizzare attraverso vie che non conosciamo». La cooperativa propone anche laboratori e, oltre a promuovere il lavoro, ha l’obiettivo di educare alla cura del creato, valorizzando il territorio e le sue tradizioni.


Una conversione inaspettata
Montefiorentino è diventato così un piccolo laboratorio di economia sociale e sostenibile. Tra stalle, orti e sentieri immersi nel verde, la fattoria didattica accoglie ogni anno famiglie, gruppi e scuole (solo lo scorso anno, ci sono stati 2 mila bambini), offrendo percorsi educativi, laboratori e trekking con gli animali, per riscoprire il legame tra uomo, natura e comunità. «È del resto questo il senso della nostra vita francescana: la terra non deve essere semplicemente sfruttata, ma custodita, coltivata e condivisa», aggiunge padre Pierluigi, che è arrivato alla sequela del Poverello di Assisi dopo un’adolescenza difficile, che non nasconde.
«Ho iniziato a lavorare a 13 anni, per aiutare economicamente la mia famiglia», confida. «La mattina andavo a scuola, il pomeriggio inforcavo la mia bici e mi trovavo qualche cosa da fare per racimolare un po’: ho lavorato come elettricista, falegname… Ma ero sempre arrabbiato, non ero felice, mi sentivo in credito con la vita che non mi aveva dato le opportunità dei miei compagni e sfogavo con le mani la mia frustrazione. Un giorno, presi a pugni un ragazzo solo perché aveva le scarpette da calcio che io non potevo permettermi. Un altro giorno, presi a pugni addirittura l’arbitro della partita, che giustamente mi sospese». Ma qualcosa accadde. «Facevo l’elettricista, e un giorno presi la corrente… quella che ti cambia la vita».


I poveri sono una preghiera
«Quando avevo 24 anni e ormai tutto mi sembrava inutile e senza senso», aggiunge padre Pierluigi, «un amico mi propose di partecipare a degli incontri con padre Luciano Proietti, un frate francescano che accoglieva dapprima i giovani per una cena e un po’ di animazione, poi li faceva pregare… molti, come me, ci sono “cascati”. Da quel momento, ho scoperto che è l’incontro con Gesù che ti cambia la vita e che la libertà non significa sregolatezza, ma tornare all’essenziale. Ci sono voluti ancora anni e incontri spirituali, ma ormai avevo preso la mia decisione. Quella di seguire Gesù, nella regola di san Francesco».
Nel 1998, Pierluigi comunicò in famiglia la scelta di prendere i voti. «Ero un po’ spaventato da come l’avrebbero presa», confida, «perché il mio stipendio a casa serviva, e sarebbe venuto a mancare una volta entrato in convento. Fu mia madre a sostenermi: “Tu fai la volontà di Dio”, mi disse, “perché a noi ci aiuta il Signore”. E nella mia vita ho davvero scoperto che il Signore ridà il centuplo. Ho conosciuto la Provvidenza, che non è soltanto trovare i soldi per mandare avanti le nostre attività, ma si incarna ogni giorno nelle persone che offrono sé stesse». È nata così una nuova consapevolezza: «Tra questa terra e queste stalle», conclude padre Pierluigi, «ho riscoperto la mia vocazione, l’essenza della mia scelta. Oggi so che i poveri sono la mia preghiera, sento chiara la mia missione. La Chiesa nella quale servo non è un museo, ma la casa di tutti».





