L’intelligenza artificiale ha cambiato la vita delle persone, in qualsiasi ambito: lavoro, studio, e ora anche in ambito religioso. Se un tempo il rapporto con il divino passava per il silenzio della preghiera o la mediazione di un sacerdote, oggi passa sempre più spesso attraverso i server della Silicon Valley.

La tendenza arriva forte dagli Stati Uniti, dove il mercato del "sacro digitale" è in piena espansione. Sul web si trovano tantissimi chatbot con cui dialogare che si vendono come Gesù. Non si tratta solo di esperimenti isolati, ma di prodotti strutturati che mescolano devozione e modelli di business moderni.

Uno dei casi più emblematici arriva da Los Angeles, sviluppato dalla Catloaf Software. Si tratta dell'applicazione “Text with Jesus”. L'app utilizza la tecnologia di OpenAI (la stessa di ChatGPT) per simulare conversazioni con figure bibliche. Dopo aver effettuato il login, l’utente ha varie possibilità di scelta: puoi scambiarti messaggi con i tre membri della Sacra Famiglia, con Francesco D’Assisi, gli Apostoli (solo Pietro e Matteo sono gratuiti) e anche Babbo Natale.

La schermata iniziale di "text with Jesus"

La scelta di includere figure non canoniche ha fatto discutere. Si, perché anche il nonno lappone è stato accorpato tra le varie figure presenti all’interno dell’applicazione, probabilmente per aumentare il numero di abbonamenti durante le feste. Il modello "freemium" è aggressivo: mentre alcuni discepoli sono accessibili a tutti, per parlare con la "versione completa" del Paradiso serve pagare. Una volta selezionato il proprio compagno virtuale, si può iniziare a scambiare messaggi con la figura scelta, che risponderà con un tono pastorale, rassicurante e colmo di emoji, adattando le risposte in base ai dati biblici con cui è stata addestrata.

Abbiamo simulato una conversazione con il chatbot di "Text with Jesus"

Ma non sono gli unici. Se Text with Jesus cerca di mantenere una parvenza di ufficialità, altrove la situazione è molto più fluida e deregolamentata. Un’IA particolarmente utilizzata per dialogare con un chatbot di Gesù è Character.ai, una piattaforma americana specializzata nel creare "personaggi" virtuali con cui fare giochi di ruolo.

Qui la possibilità di scelta è molto ampia. Gli utenti possono creare la propria versione del Messia o interagire con quelle create da altri. La prima opzione di chatbot che appare, conta addirittura 13,6 milioni di utenti. La popolarità di questi avatar dimostra una sete di interazione spirituale (o curiosità tecnologica) senza precedenti.

Le svariate modalità di Character.ai

L'immersività va oltre il testo. Tra le varie funzionalità dell’interfaccia, c’è anche l’opzione di chiamata. Esiste quindi la possibilità di telefonare alla versione artificiale di Gesù, a cui puoi anche cambiare voce: la più usata è quella di Morgan Freeman, noto attore che interpretò il Padreterno nel film Una settimana da Dio.

Ma il potere dell’intelligenza artificiale è sbarcato anche su Twitch, nota piattaforma per creator digitali che trasmettono live di ogni tipo. Qui l'interazione diventa pubblica e collettiva. Tra queste dirette, spunta quella del canale “Ask_Jesus”, in cui un avatar del Messia dispensa consigli su misura a chiunque faccia una donazione.

La live su Twitch di “Ask_Jesus”

Non tutto il panorama statunitense, però, è orientato all'intrattenimento. In risposta al rischio che questi chatbot inventino dottrine o dicano eresie (le cosiddette "allucinazioni" dell'IA), è nata Magisterium AI. Creata dalla società americana Longbeard, questa intelligenza artificiale si distingue nettamente dalle precedenti. Non "finge" di essere Gesù. È invece uno strumento di studio addestrato esclusivamente sui documenti ufficiali della Chiesa Cattolica. Usata da sacerdoti e teologi, non inventa risposte per compiacere l'utente, ma cita fonti precise, dimostrando che l'IA può essere anche un supporto rigoroso allo studio e non solo un videogioco spirituale.

Un interfaccia di Magisterium AI

Se da un lato questi strumenti rendono le figure della fede più accessibili e "vicine" a una generazione digitale, dall'altro rischiano di banalizzare il sacro, trasformando il dialogo divino in un servizio on-demand. Resta aperta la domanda fondamentale: in un messaggio generato statisticamente da un server, c'è spazio per l'anima?