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Suor Elena Francesca Beccaria, 65 anni, clarissa.
Nel 1988 sulle pagine di Famiglia Cristiana compare un’intervista a una giovane ragazza di Tortona, Elena Francesca Beccaria, che sta per diventare monaca di clausura. Una scelta di vita radicale che ai tempi suscitò grande interesse. Oggi quella ragazza ha 65 anni ed è abbadessa del monastero di Santa Chiara a Roma. Ora consegna al mondo la sua testimonianza nel libro La gioia nel silenzio (Marsilio), che suor Elena ha deciso di pubblicare dopo averci riflettuto a lungo.
«In realtà ho solo risposto a una sollecitazione dell’editore Marsilio», precisa la religiosa delle Clarisse, «il direttore della saggistica aveva visto una mia intervista e mi aveva detto: “Io sono ateo, però sono rimasto impressionato dalla sua testimonianza e penso che potrebbe far bene a molte persone, che ne dice di pubblicare un libro con noi?”. Non è stata una scelta facile, l’importante era mostrare non me stessa quanto piuttosto l’opera che il Signore ha fatto nella mia vita; l’ho fatto perché vorrei che capitasse a tante altre persone quello che è capitato a me».
All’inizio del suo percorso vocazionale si è posta una domanda che pochi hanno il coraggio di farsi: ma tu sei felice?
«La domanda mi è stata posta da una monaca in un incontro in parlatorio: io subito avevo risposto di sì, per orgoglio o forse perché non avevo ancora il coraggio di dirmelo. Non ce l’ho fatta a dire: “non sono felice”, ci è voluto un po’ di tempo. Dopo una settimana le ho scritto: “Hai ragione, non sono felice, aiutami ad esserlo” e da questa apertura di onestà verso me stessa è nato il mio cammino di conversione. Secondo me lì ha operato la grazia: quando fai verità dentro te stessa è come se aprissi la porta alla grazia, però capisco che si fa fatica ad arrivare a questo contatto con sé stessi».
Nell’intervista a Famiglia Cristiana lei nel 1988 era ancora probanda e rispose che «l’idea di entrare in clausura mi dà molta serenità, ora entro per provare».
«Si era scatenato un grande parlare mediatico su questa mia vocazione, che in realtà non era diversa da quella di altre ragazze. Il vescovo di Perugia mi aveva detto: “Concedi solo un’intervista e scegli Famiglia Cristiana perché siamo sicuri che non traviserà quello che dici”. Ero convinta, però mi dicevo “può anche darsi che io mi sbagli”, devo dire tuttavia che crisi vocazionali non ne ho mai avute. Il Signore mi ha preservato da questo, forse perché ho combattuto tanto prima».


Diceva anche «finalmente ero dove avrei voluto e dovuto essere»: a distanza di decenni, sente che è ancora così? Il desiderio di vivere e il dovere di rispettare la propria vocazione per lei sono una cosa sola?
«È così, Dio ti chiama lì dove puoi fiorire nella tua umanità in modo più pieno, anche per questo mi sono convinta a consegnare al mondo la mia testimonianza, per far capire che l’unico modo per essere felici è essere sé stessi; il Signore ci ha creati in un certo modo per una certa missione, scoprirla e seguirla è il modo poi per essere pienamente felici, di una felicità non superficiale, ma profonda, che rimane anche nella fatica della vita».
Nel libro usa l’espressione “al di là della grata”: pare che la vita di clausura in realtà non la separi dal mondo, anzi, la metta in comunicazione in modo più autentico…


«È così, dalla clausura ho potuto leggere la vita, il mondo, gli altri, con una profondità diversa; la grata aiuta chi è fuori a consegnarsi in modo più vero, come se sentisse più custodito quello che affida alle monache. Le cose che ci vengono raccontate le custodiamo nel cuore, nella preghiera, ci sono alcune consegne più intime che teniamo per noi e alla comunità diciamo solo “pregate per questa famiglia che vive un problema”, ma non diciamo il problema. Questo mi ha consentito – come recita il sottotitolo del libro – di scoprire il mondo dalla clausura».
Durante la fase di prova un frate ad Assisi le disse: «Adesso torna a casa tua e vivi la vita come l’hai vissuta finora, solo così capisci se ti manca qualcosa».
«Non ce ne fu bisogno, nei 400 chilometri di ritorno da Assisi verso casa a Tortona, ho riflettuto su quella provocazione e ho detto: “No, l’ho fatta per tanti anni la vita di prima, non è quello che voglio”, e lì, mi ricordo, mi è venuta dentro una pace immensa, una gioia, l’entusiasmo di dire: ho trovato! Da lì poi non ho più avuto dubbi».



