Lassù qualcuno li ama. Il primo pensiero, dopo l’argento della discesa libera di sabato7, Giovanni Franzoni lo dedica a Matteo Franzoso, compagno di stanza e di squadra, morto in ottobre in America Latina in un incidente di allenamento, come ormai fa con ogni successo di una stagione che inanella cose belle (bellissima anche la libera di combinata, senza dedica, perché lo slalom di Vinatzer non è andato a dovere, e bello il gesto di Franzoni che invece di recriminare è andato ad aiutarlo a togliere gli sci e poi glieli ha pure portati).

Milano Cortina 2026 Olympics - Alpine Skiing - Men's Downhill Victory Ceremony - Stelvio Ski Centre, Bormio, Italy - February 07, 2026. Silver medallist Giovanni Franzoni of Italy celebrates on the podium with his medal REUTERS/Gintare Karpaviciute
Milano Cortina 2026 Olympics - Alpine Skiing - Men's Downhill Victory Ceremony - Stelvio Ski Centre, Bormio, Italy - February 07, 2026. Silver medallist Giovanni Franzoni of Italy celebrates on the podium with his medal REUTERS/Gintare Karpaviciute
Giovanni Franzoni sul podio della discesa libera (REUTERS)

Sono settimane, da quando il suo crescendo rossiniano di successi è iniziato, che questo ragazzo, che sembra ancora più giovane dei suoi 24 anni, e che ha il coraggio raro di non nascondere tutta la sua sensibilità e le sue incertezze, ripete di sentire di non sciare da solo, di sentirsi uno sguardo dall’alto.

Stesso concetto espresso da una molto commossa Sofia Goggia dopo il bronzo della libera femminile, dedicato a Elena Fanchini, scomparsa l’8 febbraio di tre anni fa, sorella Nadia che commentava in Tv. Scesa col numero 15, scossa dalla paurosa caduta di Lindsay Vonn, Goggia si è tuffata in lacrime nel primo abbraccio, spiegando poi: «Ho mandato un messaggio a Nadia, spiegandole che avevo pensato a Elena mentre sciavo, non mi sono sentita sola, non siamo soli».

Commuovono e fanno tenerezza questi loro pensieri frequenti, non ai Lari e ai Penati, ma a ragazzi della loro età più o meno, rapiti in cielo troppo presto: si percepisce quanto li sentano presenti, avvertendo disperatamente l’innaturalezza della loro assenza. Non è ovvio, tra i 25 e i 35 anni, come hanno loro, perdere compagni di squadra, amici con cui hanno condiviso gare, emozioni, stanze, e sentirsi addosso tutta l’ingiustizia di essere lì a giocarsela in gara senza, averli più lì a condividere.

In un post dei suoi su Facebook, toccante e autentico come spesso le capita, Sofia Goggia stamattina ha scritto una lettera aperta a Cortina, nella quale si legge: «L’8 febbraio è un giorno speciale, l’8 febbraio 2026 è una giornata che non dimenticherò mai e credo fermamente che in questa medaglia ci sia stata anche la carezza di una nostra compagna scomparsa tre anni fa, compagna che però continua a vivere nei nostri cuori. Grazie a tutte le persone che mi hanno aiutata ieri a gestire la situazione, grazie a te Cara Cortina ma grazie anche a te, Elly (Elena Fanchini, ndr): sei sempre con noi, in noi».

Parole che dicono anche della profondità di questi due fenomeni, perché quello sono in pista, che sanno esprimersi in un modo non scontato e dare spessore al loro essere simboli al di là dello sport e della gara.