“Preghiamo, affinché siamo liberi dalla paura, dall’intimidazione, ma innanzitutto dalla brama di vendetta e di violenza”. Questa frase veniva pronunciata da don Jerzy Popiełuszko la sera del 19 ottobre del 1984 nella chiesa dei Santi Martiri Polacchi a Bydgoszcz alla fine delle sue riflessioni sui misteri del rosario. Nessuno poteva pensare che queste parole fossero le ultime pronunciate in pubblico dal cappellano di Solidarnosc che poche ore dopo sarebbe stato rapito e barbaramente assassinato dagli agenti dei servizi di sicurezza comunisti.

Alla vigilia dell’anniversario del martirio di don Jerzy anch’io mi trovo nella chiesa dove celebrò la sua ultima Messa e leggo le sue riflessioni sui misteri del rosario che fece lui quel fatidico giorno. Mi fanno vedere la casula rossa che indossava celebrando la Messa: oggi è la reliquia di un beato che la Chiesa volle innalzare agli onori degli altari come martire.

In una bella giornata autunnale ho voluto rifare la strada che percorse il cappellano di Solidarność l’ultimo giorno della sua vita, dalla città di Bydgoszcz a Gorsk e Wloclawek. Don Jerzy partì la sera del 19 ottobre da Bydgoszcz in direzione di Varsavia; nei pressi della cittadina di Gorsk fu fermato dagli agenti, picchiato selvaggiamente e chiuso nel bagagliaio; a Wloclawek, legato con delle corde e appesantito con delle pietre, fu gettato nel fiume Vistola dalla diga presso la città e dove rimase fino al 30 ottobre 1984. Il mio “pellegrinaggio” sulla strada del martirio di don Popieluszko è finito proprio presso quella diga dove oggi, sulla riva della Vistola, si alza una grande croce in ricordo del suo sacrificio.

Negli anni Ottanta, don Jerzy Popiełuszko era una delle figure più odiate dalle autorità comuniste in Polonia. Il regime comunista non sopportava la sua influenza sulla società polacca soggiogata dal regime, specialmente dopo l’introduzione dello stato di guerra da parte del gen. Jaruzelski. Don Jerzy divenne un informale cappellano del sindacato Solidarność. Durante le sue Messe per la Patria, infondeva coraggio a una società devastata dall'imposizione della legge marziale, dimostrando fermezza e determinazione.

La campagna di denigrazione di don Popiełuszko condotta dalle autorità comuniste ebbe l'effetto opposto a quello sperato: creò la leggenda dell'indomabile cappellano, che divenne riconoscibile e famoso in tutto il paese. Tutti volevano ospitarlo, sebbene lui stesso fosse riluttante a viaggiare fuori Varsavia. Tuttavia, cedette all'invito di don Jerzy Osiński di visitare Bydgoszcz: fu concordato che sarebbe arrivato in città il venerdì 19 ottobre.

Don Jerzy aveva un autista, Waldemar Chrostowski, che lo accompagnò a Bydgoszcz. Arrivarono alla Chiesa dei Santi Fratelli Martiri Polacchi intorno alle 14:00. Don Popiełuszko non si sentiva bene (era raffreddato), allora andò a riposare. La funzione che iniziò alle 18:00 era un incontro di preghiera per il mondo del lavoro. La Messa fu officiata da quattro sacerdoti, tra cui don Popiełuszko e don Osiński. Tuttavia, il parroco, don Romuald Biniak, non permise all'ospite di pronunciare un'omelia durante la Messa, temendo che ciò potesse provocare ritorsioni da parte delle autorità comuniste, in particolare ulteriori ostacoli alla costruzione della chiesa. Acconsentì solo che don Jerzy facesse riflessioni durante la recita del rosario, al termine della Messa.

Don Osiński, per introdurre la preghiera del rosario, pronunciò una supplica alla Madonna per chiedere il Suo aiuto: “A noi che siamo umiliati, più di una volta privati dei diritti e della dignità umana, concedi coraggio e perseveranza! A noi che facciamo tutto il possibile per rinnovare il volto di questa terra, della nostra terra polacca, nello spirito del Vangelo, manifesta la tua protezione materna, o Maria! A noi, che con difficoltà e travaglio lottiamo per la verità, la giustizia, l’amore, la pace e la libertà nella nostra Patria, stendi la mano!”

Invece don Popiełuszko presentò le sue riflessioni riguardanti ciascuno dei cinque misteri dolorosi del rosario. Nella prima, toccò il tema della libertà e della dignità umana. Nella riflessione sul secondo mistero si concentrò sull'ingiustizia. Nella riflessione successiva, il sacerdote affrontò la questione della verità e della menzogna. Al quarto mistero del rosario don Jerzy si concentrò sul concetto di potere.

L'ultima riflessione di don Jerzy riguardava il sindacato Solidarność in quei tempi messo fuori legge. Il cappellano del sindacato affermò che la forza di questo movimento risiede nel fatto che si era formato senza spargimento di sangue e che le persone erano state unite dalla preghiera comune del rosario. “Solidarność ha così velocemente stupito il mondo, perché non ha lottato con la violenza, bensì in ginocchio, con il rosario in mano”. Alla fine, don Jerzy pronunciò l’ultima frase che oggi può essere ritenuta il suo testamento spirituale: “Preghiamo, affinché siamo liberi dalla paura, dall’intimidazione, ma innanzitutto dalla brama di vendetta e di violenza”.

Terminate le preghiere, i sacerdoti si recarono in canonica e, dopo cena, verso le 22:00, il sacerdote e il suo autista si misero in viaggio di ritorno. Nessuno sospettava che quello sarebbe stato l'ultimo viaggio del sacerdote. Nel contesto di ciò che gli sarebbe accaduto di lì a poco, il fatto che abbia celebrato la sua ultima Messa nella Chiesa dedicata ai Santi Fratelli Martiri Polacchi assume un significato simbolico (recentemente quella chiesa è diventata il Santuario dei Nuovi Martiri).

Alcuni agenti del Servizio di Sicurezza di Bydgoszcz avevano partecipato alla Messa, come attestato dal loro rapporto sulla funzione religiosa del giorno successivo. Erano presenti anche gli esecutori dell’assassinio del sacerdote, appartenenti al Servizio di Sicurezza di Varsavia: Grzegorz Piotrowski, Leszek Pękala e Waldemar Chmielewski fermarono la sua auto nel bosco presso Gorsk. Non sappiamo esattamente a quali torture fu sottoposto don Jerzy, ma si sa dalle autopsie che quando lo buttarono nelle acque della Vistola era già morto.

Oggi sul luogo del rapimento, nel bosco vicino a Gorsk, è stato realizzato un monumento in cemento armato. Ha la forma di una grande croce pendente. Sotto la croce si legge: "Chiunque voglia seguirmi, prenda la sua croce". E proprio in questo luogo don Popieluszko ha preso sulle sue spalle la croce del martirio e le gelide acque della Vistola diventarono la fine del suo Calvario.

E proprio accanto alla croce si trova una statua simbolica: Gesù Cristo Addolorato. Il monumento fu eretto soltanto nel 2000 perché il regime comunista non permise di realizzarlo prima.

E proprio a Gorsk la Congregazione di San Michele Arcangelo, con il sostegno dell'Ufficio del Maresciallo del Voivodato di Cuiavia-Pomerania, ha organizzato il museo e il Centro di Educazione Giovanile intitolato a Padre Jerzy Popiełuszko. Qui si trova un moderno museo multimediale dedicato al Beato Padre Jerzy Popiełuszko, mentre nel Centro si organizzano concorsi di cultura generale sui grandi personaggi nella storia della Polonia, spettacoli artistici, concerti, recensioni teatrali e proiezioni cinematografiche. È il modo migliore per far conoscere la figura del martire e spiegare alle giovani generazioni che cosa era il regime comunista. Ma qui si vuole anche educare i giovani ai valori e alle virtù sempre attuali incarnati dal beato Jerzy, ricordando il motto della sua vita: “Vinci il male con il bene”.

La “strada del martirio” di don Popieluszko mi ha portato sulla diga sulla Vistola a Wloclawek, dove i sommozzatori hanno recuperato il corpo del sacerdote assassinato. Nel luogo in cui è avvenuto l’ultimo atto del martirio sono stati posti una targa e una croce. Invece, dopo la fine del regime comunista nel 1989, fu possibile elevare sulla riva una grande croce in acciaio e vetro, opera dello scultore Jerzy Kalina. In questo modo l’artista volle mostrare dentro la croce l’acqua, simbolo e luogo del martirio di don Jerzy. Questo grande crocifisso mi fa riflettere sul mistero della Croce che è il mistero centrale nella storia della salvezza.

Accanto fu posto un masso con la sagoma della mensa dell’altare e il calice della Messa. Questa scultura dell’altare incompiuta vuole simboleggiare la rottura improvvisa del ministero pastorale di don Jerzy.

Ogni volta che vengo sulla diga di Wloclawek mi tornano davanti agli occhi le terribili fotografie del corpo martoriato del sacerdote ripescato dalle acque della Vistola. Ma mi vengono anche in mente le ultime parole pronunciate poche ore prima del martirio dal beato Popiełuszko: “Preghiamo, affinché siamo liberi dalla paura, dall’intimidazione, ma innanzitutto dalla brama di vendetta e di violenza”.