Fedeltà al Vangelo fino al dono della vita, nella persecuzione o nella prova, e una santità vissuta nel quotidiano servizio. È il filo che unisce le figure al centro dei sei decreti del Dicastero delle Cause dei Santi, promulgati venerdì 22 maggio dopo l’approvazione di papa Leone che ha ricevuto in udienza il Prefetto del Dicastero, il cardinale Marcello Semeraro: gli 80 martiri di Santander e il patriarca maronita Elias Hoyek saranno beati, mentre diventano venerabili il missionario salesiano Costantino Vendrame, il carmelitano scalzo camerunense fra Jean-Thierry di Gesù Bambino e della Passione, la religiosa spagnola María Ana Alberdi Echezarreta e il fratello laico cappuccino fra Nazareno da Pula.

Gli 80 martiri di Santander: la fedeltà fino alla fine

La loro storia affonda nella persecuzione religiosa della guerra civile spagnola degli anni Trenta. Ottanta tra sacerdoti, religiosi, seminaristi e laici – di cui 67 sacerdoti, 3 religiosi carmelitani, 3 seminaristi e 7 laici – furono uccisi in circostanze diverse ma accomunate dalla violenza anticristiana: gettati in mare, imprigionati su navi-carcere, uccisi e bruciati o morti in campi di detenzione improvvisati.

Tra loro spicca la figura di Francisco Gonzáles de Córdova, parroco a Santoña, che scelse di restare accanto ai suoi fedeli nonostante il divieto di celebrare i sacramenti. Prigioniero su una nave trasformata in carcere, continuò a confessare e a pregare il Rosario fino all’ultimo. Al momento dell’esecuzione chiese di essere l’ultimo a morire, per poter assolvere e benedire i compagni: un gesto che riassume la sua dedizione totale al ministero.

Elias Hoyek: il patriarca del “Grande Libano”

La beatificazione riguarda anche il patriarca maronita Elias Hoyek, figura centrale per la storia religiosa e civile del Libano. Nato nel 1843, formatosi a Roma e ordinato sacerdote nel 1870, fu patriarca di Antiochia dei Maroniti dal 1899 al 1931. Guida spirituale e insieme uomo di dialogo e di mediazione politica, sostenne il popolo libanese nel difficile passaggio storico dalla fine dell’Impero ottomano alla nascita del Grande Libano nel 1920. Durante la Prima guerra mondiale aprì monasteri e conventi ai più poveri, senza distinzione religiosa, per sfamare chi era stremato dalla fame. Per questo fu chiamato “Padre del Grande Libano”. Il miracolo riconosciuto per la sua beatificazione riguarda la guarigione improvvisa di un ufficiale musulmano druso nel 1965, avvenuta dopo un sogno in cui avrebbe visto il patriarca.

Costantino Vendrame: “povero tra i poveri” in India

Diventa venerabile il missionario salesiano Costantino Vendrame, nato nel 1893 nel Trevigiano e ordinato sacerdote nel 1924. Dopo la partenza per l’India, visse tra Assam e Tamil Nadu condividendo la vita della gente più povera. Instancabile missionario itinerante, percorreva a piedi villaggi e comunità, annunciando il Vangelo con semplicità e vicinanza concreta. Anche la prigionia durante la Seconda guerra mondiale non spense la sua carità: fu punto di riferimento spirituale per molti detenuti. Morì nel 1957 a Dibrugarh, lasciando l’immagine di un sacerdote che aveva scelto di farsi “povero tra i poveri”.

Fra Jean-Thierry: offrire la vita per le vocazioni

La giovane vita del carmelitano scalzo camerunense fra Jean-Thierry di Gesù Bambino e della Passione è segnata da una radicale offerta di sé. Nato nel 1982, scopre presto la vocazione religiosa e entra tra i carmelitani scalzi nel 2003. Colpito da un tumore osseo, affronta la malattia con profonda fede. Dopo l’amputazione di una gamba, viene trasferito in Italia per le cure. Poco prima della morte, nel 2005, emette la professione solenne “in articulo mortis”. La sua scelta definitiva è quella di offrire la vita non per la guarigione, ma per le vocazioni: “Com’è bello Gesù” sono tra le sue ultime parole, segno di una fede luminosa fino alla fine.

María Ana Alberdi Echezarreta: la santità nella carità quotidiana

La religiosa spagnola María Ana Alberdi Echezarreta, nata nei Paesi Baschi nel 1912, diventa venerabile per una vita interamente spesa nella mitezza e nel servizio. Rimasta orfana da bambina, entra tra le concezioniste francescane nel 1932. Attraversa gli anni difficili della guerra civile spagnola e, successivamente, guida la sua comunità come badessa con sapienza e spirito di riconciliazione. Dopo il Concilio Vaticano II contribuisce anche al rinnovamento delle Costituzioni del suo ordine. Il suo tratto distintivo è la capacità di creare pace attorno a sé, vivendo una santità fatta di carità concreta e quotidiana.

Fra Nazareno da Pula: il “santo delle caramelle”

Conosciuto affettuosamente come il “santo delle caramelle”, fra Nazareno da Pula, al secolo Giovanni Zucca, nasce in Sardegna nel 1911. Dopo un’esperienza di prigionia durante la Seconda guerra mondiale e un percorso di discernimento anche attraverso l’incontro con Padre Pio, entra tra i frati cappuccini nel 1951.

Uomo semplice e gioioso, si dedica ai lavori più umili e alla vita di preghiera. Le caramelle che distribuiva ai bambini, invitandoli a recitare un’Ave Maria, sono diventate il simbolo della sua spiritualità popolare e affettuosa. Vive gli ultimi anni vicino al santuario da lui voluto a Pula, dove muore nel 1992, lasciando una testimonianza di fede incarnata nella semplicità e nella gioia.