Non servono titoli né “qualifiche” particolari per diventare maestri nella comunità cristiana. Basta la disponibilità a lasciarsi attraversare dal Vangelo e a testimoniarlo senza mediazioni, fino in fondo. San Vincenzo di Saragozza, uno dei santi più radicati nella memoria religiosa della Spagna, continua ancora oggi a ricordarcelo con la forza della sua vita e del suo martirio.

Un diacono al fianco del vescovo

Vissuto tra il III e il IV secolo, Vincenzo era diacono e collaboratore stretto del vescovo Valerio di Saragozza. Un sodalizio singolare e fecondo: Valerio, uomo autorevole ma balbuziente, trovò in Vincenzo un sostegno decisivo, grazie alla sua preparazione culturale, alla chiarezza dell’eloquio e a un coraggio che non conosceva compromessi. Insieme continuarono ad annunciare il Vangelo anche quando l’impero romano, sotto Diocleziano, scatenò una delle più violente persecuzioni anticristiane.

La persecuzione e l’arresto

Era probabilmente l’anno 304 quando vescovo e diacono vennero arrestati dal governatore di Valencia, Daciano. Fin dall’inizio apparve chiaro che, tra i due, il più “pericoloso” non era il vescovo – che fu mandato in esilio – ma Vincenzo. La sua parola era libera, la sua fede incrollabile. Su di lui Daciano concentrò tutta la sua ferocia, convinto di poter piegare con la violenza ciò che non riusciva a dominare con l’autorità.

«Vi stancherete prima voi»

Le torture furono atroci: flagellazioni, il cavalletto che gli slogò le ossa, uncini di ferro che ne lacerarono il corpo. Eppure Vincenzo non cedette. «Vi stancherete prima voi a tormentarci che noi a soffrire», ebbe il coraggio di dire al persecutore. Gettato infine in una cella buia, con il pavimento cosparso di cocci taglienti, continuò a pregare e a cantare, testimoniando una libertà interiore che nessuna violenza riusciva a spegnere. Una testimonianza così limpida da suscitare conversioni anche tra coloro che assistevano al suo supplizio.

Una morte che non spegne la voce

Morì il 22 gennaio del 304. Nemmeno dopo la morte Daciano riuscì a liberarsi di lui: secondo la tradizione, il corpo, dato in pasto alle belve, venne difeso da un corvo; gettato in mare legato a un macigno, tornò a riva. I cristiani poterono così raccoglierlo e dargli sepoltura. Ancora oggi Valencia, Saragozza e Huesca si contendono l’onore di avergli dato i natali, segno di una devozione antica e diffusa. San Vincenzo resta il martire più popolare della Spagna.

Un testimone per la Chiesa di oggi

La sua figura parla con particolare forza anche alla Chiesa contemporanea, in un tempo in cui il diaconato ha ritrovato nuova visibilità. Vincenzo mostra che il ministero non è funzione ma testimonianza, non è ruolo ma dono di sé. Lo aveva colto bene sant’Agostino, che ogni anno, il 22 gennaio, dedicava al martire un’omelia. In una di esse scrive: «Il diacono Vincenzo aveva coraggio nel parlare, aveva forza nel soffrire. Nessuno presuma di se stesso quando parla. Nessuno confidi nelle sue forze quando sopporta una tentazione, perché, per parlare bene, la sapienza viene da Dio e, per sopportare i mali, da lui viene la fortezza».