Nel cuore di Roma, sul colle Esquilino, c’è una Basilica che custodisce una storia sospesa tra fede, arte e tradizione popolare. È Santa Maria Maggiore, una delle quattro basiliche papali della Capitale (le altre sono San Pietro, San Giovanni in Laterano e San Paolo fuori le Mura) e il più antico santuario mariano d’Occidente. Il 5 agosto la Chiesa celebra la sua Dedicazione, una festa che richiama anche il titolo di Madonna della Neve, uno dei più antichi e suggestivi con cui viene invocata Maria. Una ricorrenza che intreccia storia e devozione e che affonda le sue radici in una leggenda capace, ancora oggi, di affascinare milioni di pellegrini.

L'altare della Salus Populi Romani nella Basilica di Santa Maria Maggiore
L'altare della Salus Populi Romani nella Basilica di Santa Maria Maggiore

L'altare della Salus Populi Romani nella Basilica di Santa Maria Maggiore

(EPA)

La neve d’agosto sul colle Esquilino

Secondo una tradizione tramandata nei secoli, nella notte tra il 4 e il 5 agosto dell'anno 352 la Madonna apparve in sogno a papa Liberio e a un ricco patrizio romano di nome Giovanni, insieme alla moglie, che desideravano consacrare i propri beni alla Vergine. Maria avrebbe indicato loro il luogo dove edificare una chiesa: il segno sarebbe stato una nevicata nel pieno dell'estate romana. La mattina seguente il colle Esquilino apparve ricoperto di neve. Papa Liberio, insieme ai due coniugi, avrebbe tracciato sulla coltre bianca il perimetro della nuova basilica. Da questo episodio nasce il titolo di Santa Maria ad Nives, cioè “Santa Maria della Neve”. La tradizione non trova conferma nei documenti storici dell'epoca, ma è diventata uno dei racconti più amati della devozione mariana e continua a essere ricordata ogni anno dalla liturgia del 5 agosto.

Masolino da Panicale, Miracolo della neve (1428-1432 circa), Museo e Real Bosco di Capodimonte, Napoli. La tavola raffigura la leggendaria nevicata d’agosto sul colle Esquilino che, secondo la tradizione, indicò a papa Liberio il luogo dove sarebbe sorta la Basilica di Santa Maria Maggiore. Opera di Masolino da Panicale, è uno dei più celebri racconti per immagini del prodigio all’origine del culto della Madonna della Neve
Masolino da Panicale, Miracolo della neve (1428-1432 circa), Museo e Real Bosco di Capodimonte, Napoli. La tavola raffigura la leggendaria nevicata d’agosto sul colle Esquilino che, secondo la tradizione, indicò a papa Liberio il luogo dove sarebbe sorta la Basilica di Santa Maria Maggiore. Opera di Masolino da Panicale, è uno dei più celebri racconti per immagini del prodigio all’origine del culto della Madonna della Neve

Masolino da Panicale, Miracolo della neve (1428-1432 circa), Museo e Real Bosco di Capodimonte, Napoli. La tavola raffigura la leggendaria nevicata d’agosto sul colle Esquilino che, secondo la tradizione, indicò a papa Liberio il luogo dove sarebbe sorta la Basilica di Santa Maria Maggiore. Opera di Masolino da Panicale, è uno dei più celebri racconti per immagini del prodigio all’origine del culto della Madonna della Neve

La Basilica della Madre di Dio

La prima chiesa era conosciuta come Basilica Liberiana, dal nome di papa Liberio. Pochi decenni più tardi, Sisto III la ricostruì nelle forme che ancora oggi possiamo ammirare, per celebrare il Concilio di Efeso del 431, durante il quale Maria fu proclamata solennemente Madre di Dio (Theotokos).

Fu così che nacque il più importante santuario mariano dell'Occidente. Della basilica del V secolo rimangono ancora oggi le splendide navate colonnate e gli straordinari mosaici paleocristiani, tra i più antichi conservati a Roma.

Nel corso dei secoli numerosi pontefici ne hanno arricchito l'architettura e le opere d'arte, facendone uno dei simboli della cristianità.

La Basilica del presepe

Santa Maria Maggiore è conosciuta anche con il titolo di Santa Maria ad Praesepe, perché custodisce le reliquie che la tradizione identifica con alcune tavole della mangiatoia nella quale fu deposto Gesù a Betlemme. Per questo motivo è uno dei luoghi simbolo del Natale romano e della devozione al mistero dell'Incarnazione.

La Porta Santa e il legame con i Papi

Essendo una basilica papale, anche Santa Maria Maggiore possiede una Porta Santa che viene aperta in occasione dei Giubilei. La porta attuale fu realizzata dallo scultore bolognese Luigi Enzo Mattei e fu benedetta da Giovanni Paolo II l'8 dicembre 2001. Santa Maria Maggiore è anche profondamente legata ai Pontefici. Qui, prima e dopo ogni viaggio apostolico, papa Francesco si recava a pregare davanti all'icona della Salus Populi Romani, affidando alla Vergine le missioni appena concluse o quelle che stava per intraprendere. Fu proprio questo legame filiale con la basilica a spingerlo a esprimere il desiderio di esservi sepolto, rompendo una tradizione secolare che vedeva i Papi essere tumulati nelle Grotte Vaticane della Basilica di San Pietro. Dopo la sua morte, la sua tomba è stata collocata proprio a Santa Maria Maggiore, rendendo questo santuario mariano il luogo di riposo dell'unico Pontefice dell'epoca contemporanea sepolto fuori dalla Città del Vaticano.

La facciata della Basilica di Santa Maria Maggiore
La facciata della Basilica di Santa Maria Maggiore

La facciata della Basilica di Santa Maria Maggiore

La “Sperduta”, la campana che guida chi si è perso

Tra le tradizioni più suggestive della Basilica c'è quella della campana chiamata “La Sperduta”. Ogni sera, poco dopo le 21, i suoi rintocchi ricordano una leggenda del XVI secolo.

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Si racconta che una giovane pastorella, forse cieca, si fosse smarrita nei prati intorno all’Esquilino mentre pascolava il gregge. Per aiutarla a ritrovare la strada, vennero fatte suonare le campane della basilica. Secondo un’altra versione, a perdersi fu una pellegrina diretta a Roma che, dopo aver invocato la Madonna, riuscì a raggiungere la basilica seguendo il suono della campana. In segno di riconoscenza lasciò una rendita affinché quella campana continuasse a suonare ogni notte. Ancora oggi quel rito si rinnova ogni sera, quasi a ricordare che Maria continua a indicare la strada a chi si sente smarrito.

Antonello Gagini, Madonna della Neve, statua marmorea (1529), Santa Lucia del Mela (Messina). L’opera dello scultore siciliano raffigura la Vergine con il Bambino ed è una delle testimonianze artistiche della diffusione del culto della Madonna della Neve
Antonello Gagini, Madonna della Neve, statua marmorea (1529), Santa Lucia del Mela (Messina). L’opera dello scultore siciliano raffigura la Vergine con il Bambino ed è una delle testimonianze artistiche della diffusione del culto della Madonna della Neve

Antonello Gagini, Madonna della Neve, statua marmorea (1529), Santa Lucia del Mela (Messina). L’opera dello scultore siciliano raffigura la Vergine con il Bambino ed è una delle testimonianze artistiche della diffusione del culto della Madonna della Neve

Una pioggia di petali bianchi ricorda il miracolo

Ogni 5 agosto, durante la celebrazione della Dedicazione della basilica, dall’alto del soffitto di Santa Maria Maggiore scendono migliaia di petali di rosa bianca. È il gesto che rievoca simbolicamente la nevicata miracolosa sul colle Esquilino e trasforma la liturgia in uno dei momenti più emozionanti dell'anno per i fedeli. Il culto della Madonna della Neve si è diffuso in tutta Italia: sono oltre centocinquanta le chiese, i santuari e le cappelle a lei dedicati. Dalle Alpi alla Sicilia, il 5 agosto continua a essere una festa molto sentita, capace di unire storia, devozione e tradizioni popolari. La neve caduta nel cuore dell'estate resta così il simbolo di una presenza materna che, secondo la fede cristiana, continua a guidare i credenti verso Cristo, indicando loro la strada anche nei momenti più difficili.