Se il cammino è una spogliazione progressiva del superfluo, il segmento che unisce l’alta Val di Chiascio ad Assisi rappresenta il momento in cui i passi si fanno liturgia. È una tappa di dislivelli importanti, circa 22 chilometri tra boschi e crinali.

Si parte dall’Eremo di San Pietro in Vigneto e, dopo la chiesa di Caprignone, la via si impenna verso il Castello di Giomici (www.castello-giomici.it), fortezza medievale che domina la valle. Qui incontro il patron, Andrea Longo, cinquantaduenne ex manager alberghiero a Roma che ha scelto un’accoglienza opposta al turismo “mordi e fuggi”: «Qui i viandanti non sono clienti, ma ospiti nel senso più puro. Il primo contatto li trasforma in amici».

Fede e spiritualità

Sulla via di Francesco, nella valle dell’accoglienza

Sulla via di Francesco, nella valle dell’accoglienza
Sulla via di Francesco, nella valle dell’accoglienza

Longo mi racconta la leggenda del bellicoso conte Suppolino di Giomici, indicato come il mandante della bastonatura subita da san Francesco che lo costrinse a rimettersi per una settimana presso l’Abbazia benedettina di Valfabbrica (www.comune.valfabbrica.pg.it), storico nucleo dominato ancora oggi dalla sua severa Torre Civica.

default
default
default (carlos solito)

Da Giomici il paesaggio degrada verso la valle di Valfabbrica (www.umbriatourism.it), dove il sole impone una scelta davanti a un bivio: la via principale devia verso l’antica Pieve di Coccorano, offrendo scorci sul Chiascio; l’alternativa è una variante breve lungo la diga. Qualunque sia la scelta, il borgo di Valfabbrica appare all’orizzonte come un francescano Monte do Gozo, dove meditare sul cammino che si compirà l’indomani.

I successivi 13,5 chilometri verso Assisi si srotolano tra boschi e gli oliveti di Pieve San Niccolò. All’improvviso si scorge l’insieme imponente del Sacro Convento (www.sanfrancescoassisi.org). Giunti a Ponte de Galli, si risale attraverso i sentieri del Bosco del Fai, per entrare in Assisi (www.visit-assisi.it) da Porta San Giacomo. Prima di immergermi nei santuari, mi concedo un caffè al Bar Mario. Dietro il bancone ci sono Debora Caporicci (59 anni), originaria del borgo, e il suo compagno Gennaro Cignarelli (60 anni), barista veracemente napoletano: due anime generose che offrono un preludio umano alla solennità della città.

Sul sagrato della Basilica superiore, tra il Tau vegetale e la scritta “PAX”, incontro frate Elías (66 anni), religioso minore rinnovato di origine colombiana, che con il siciliano frate Stefano (40 anni) testimonia la forza universale del Poverello. Poco oltre, la statua di Norberto Proietti fissa il dramma di Francesco curvo sul destriero al ritorno da Perugia.

default
default
default (carlos solito)

L’esperienza spirituale si consuma nello sdoppiamento della Basilica. Sotto, la Basilica inferiore accoglie il pellegrino come una cripta scavata nella roccia. È qui che padre Giulio Cesareo, frate minore conventuale e direttore della comunicazione del Sacro Convento, ci guida davanti alla Maestà di Cimabue: un affresco potentissimo che restituisce i tratti reali e timidi del santo, con l’orecchio a sventola così profondamente umano. Accanto, le Vele di Giotto celebrano le allegorie delle virtù francescane. Sopra, la Basilica superiore si spalanca come un inno di luce gotica, dove si dispiega il rivoluzionario ciclo delle Storie di san Francesco di Giotto e i dipinti apocalittici in negativo di Cimabue.

Su questo anno di celebrazioni straordinarie e di visitatori giunti da ogni dove, padre Giulio contempla «con meraviglia e consapevolezza rinnovata quanto le persone amino san Francesco, anzi ancor di più è straordinario vedere quanto egli le ispiri e parli ai cuori e alle menti di tantissimi uomini e donne, credenti e non, invitandoli a custodire la vita avendo cura delle relazioni».

Il noto poeta e scrittore Davide Rondoni (62 anni), presidente del Comitato nazionale per le celebrazioni dell’ottavo centenario della morte di san Francesco d’Assisi (www.sanfrancesco800.cultura.gov.it), riassume così il senso di questo anniversario: «San Francesco è un’esplosione di vita, un amico eccezionale che ci fa osare. Con tutta la forza della poesia ci stiamo impegnando perché siano celebrazioni commosse ed essenziali, capaci di portare nel mondo il suo sguardo e il suo cuore».

carlos solito

Dall’abitato di Assisi il cammino scende poi nella pianura sottostante per raccogliersi nei luoghi della prima fraternità. Si passa anzitutto dal Sacro Tugurio di Rivotorto, il riparo primordiale di fango e pietra, per poi raggiungere la Porziuncola (www.porziuncola.org), racchiusa nella basilica di Santa Maria degli Angeli. Qui, fra Emanuele Gelmi (45 anni), oggi economo del santuario, racconta la sua conversione, iniziata nel 1999 da studente di ingegneria a Brescia quando cadde in una forte dipendenza da un gioco di ruolo online che lo isolò dal mondo: «Nel 2004 un frate ad Assisi intuì il mio blocco e mi disse di spegnere il mondo virtuale per ritrovare le cose vere. Entrai in convento nel 2007. Ad attrarmi maggiormente è stata la dimensione della fraternità e lo stile semplice del confronto con le persone».

Dalla piana si risale leggermente verso il santuario di San Damiano (www.santuariosandamiano.org), luogo cardine in cui il Crocifisso parlò al giovane Francesco e dove più tardi Chiara d’Assisi fondò la sua comunità, lasciando intatta l’atmosfera raccolta e spoglia del primo chiostro medievale.

Infine, questa tappa culmina con l’ascesa all’Eremo delle Carceri (www.santuarioeremodellecarceri.org), abbarbicato sul Monte Subasio. Il sentiero ci accoglie con la maestosità di lecci monumentali che svettano alti, abbracciando il viandante. Questo luogo custodisce l’essenza dell’isolamento francescano, uno spazio saturo di silenzio in cui gli elementi primordiali si manifestano con vigore: l’acqua delle rocce, il vento tra le fronde, la luce filtrata e il fuoco inteso come ardore della conversione. L’esperienza si rivela memorabile. Francesco parla ancora attraverso il respiro del vento e il fruscio delle foglie di questi boschi sacri, rivelando la sua presenza viva e perenne.