PHOTO
C’è un filo che lega meditazione e impegno civile, spiritualità e relazioni, silenzio interiore e costruzione di comunità. È il filo che attraversa il Vesak 2026, la principale festività buddhista, che dal 22 al 24 maggio trasforma la Fabbrica del Vapore di Milano in uno spazio aperto di incontro, ascolto e confronto. Il tema scelto dall’Unione Buddhista Italiana — “Libertà e liberazione. Due orizzonti, un solo respiro” — parla infatti non solo ai praticanti buddhisti, ma a una società attraversata da conflitti, paure, polarizzazioni e ricerca di senso.
A dare il segno di questa apertura sarà anche la presenza dell’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, che interverrà all’inaugurazione di una manifestazione costruita esplicitamente nel segno del dialogo interreligioso. Non un dettaglio simbolico, ma un messaggio preciso: la convivenza tra differenze religiose e culturali non è un esercizio diplomatico, bensì una necessità civile. In un tempo segnato da guerre e radicalizzazioni, il Vesak milanese prova a rilanciare il valore dell’incontro come pratica concreta.


Il programma, interamente gratuito, intreccia spiritualità, cultura, riflessione sociale e arte. Tra gli appuntamenti più significativi c’è il confronto interreligioso tra il ven. Thamthog Rinpoche, l’imam Izzedin Elzir e mons. Bressan sul pluralismo religioso come fondamento di una società aperta. Ma si parlerà anche di libertà di espressione in Iran, di fragilità, solitudine, attenzione e cura, con ospiti molto diversi tra loro: da Kasia Smutniak a Vito Mancuso, fino a Daniel Goleman.


Tra le presenze più attese c’è anche Hervé Barmasse, che dialogherà sul rapporto tra essere umano e natura insieme a Elisa, Livia Giuggioli e Angelo Vaira. Una partecipazione che assume un significato particolare anche per i lettori di Famiglia Cristiana: il recente approfondimento dedicato all’alpinista valdostano e al suo impegno sui temi ambientali è stato infatti tra i contenuti più letti del sito.
Barmasse, del resto, rappresenta bene uno dei nuclei più profondi della manifestazione: la montagna come esperienza di limite, essenzialità e relazione con il vivente. Non una spiritualità astratta, dunque, ma incarnata nei gesti, nel corpo, nella responsabilità verso il mondo. È lo stesso spirito che attraversa molte iniziative del Vesak, dalle meditazioni zen all’alba alla creazione del maṇḍala tibetano, che verrà poi disperso come simbolo dell’impermanenza, fino alla benedizione degli animali, aperta a tutti gli “esseri senzienti”.
Accanto agli incontri pubblici, il Vesak mette in mostra anche il volto sociale del buddhismo italiano attraverso il “Dharma in Azione”: progetti legati alla cura, all’accompagnamento nel fine vita, all’ecologia profonda, alla ricerca e all’educazione. Un approccio che prova a tradurre la pratica spirituale in responsabilità collettiva.
L’Unione Buddhista Italiana, nata nel 1985 e oggi composta da 71 centri, negli ultimi anni ha finanziato oltre 1.450 progetti sociali e ambientali grazie ai fondi dell’8xmille. E proprio mentre il buddhismo italiano consolida il proprio riconoscimento istituzionale — con le recenti modifiche all’Intesa con lo Stato — il Vesak milanese sembra voler rilanciare una domanda più ampia: quale libertà è possibile senza una liberazione interiore da paura, egoismo e indifferenza?
In questo senso, la manifestazione non si presenta soltanto come una festa religiosa, ma come un laboratorio culturale e spirituale aperto alla città. Un luogo in cui credenti di tradizioni diverse, laici, curiosi e giovani possono incontrarsi non per cancellare le differenze, ma per imparare ad abitarle.
Per informazioni e prenotazioni: Vesak 2026 – Unione Buddhista Italiana.









