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@Vatican Media
Prima di concludere questa settimana di esercizi spirituali e di ritiro, ho il piacere – un momento di benedizione – di poter dire grazie soprattutto al nostro predicatore che ci ha accompagnato, aiutato, durante questi giorni a vivere un’esperienza profonda, spirituale, molto importante nel nostro cammino quaresimale, cominciando domenica con “Le tentazioni”, e riflettendo sull’esempio, la testimonianza di San Bernardo, la vita monastica e tanti altri elementi nella vita della Chiesa.
Devo riconoscere che personalmente mi sono trovato in alcuni momenti particolarmente invitato a riflettere. Per esempio questa mattina, quando parlava dell’elezione di Papa Eugenio III e San Bernardo ha detto: “Cosa avete fatto? Dio abbia pietà di voi”.
Poi questa cappella – vi racconto – il giorno 8 di maggio, quando eravamo qui riuniti per la celebrazione eucaristica. Qui sopra sta l’iscrizione della Lettera di San Paolo ai Filippesi che dice queste parole: “Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno”. Allora, in questo contesto e con questo spirito di comunione, noi tutti radunati lavoriamo insieme, però molto separati a volte, e trovarci in preghiera è anche – penso – un momento molto importante della nostra vita, riflettendo su tante questioni che sono importanti per la nostra vita e per la Chiesa.
E non penso di fare un ripasso di tutta la settimana, ma di alcuni elementi che condivido. Per esempio, il riferimento al Dottore della Chiesa John Henry Newman e alla poesia “Il sogno di Geronzio”, dove Newman usa la morte e il giudizio di Geronzio come un prisma attraverso cui il lettore è condotto a contemplare la propria paura della morte e il proprio senso di indegnità davanti a Dio.
Ci sono altri elementi come la libertà, la verità, tanto importanti nella nostra vita. E in tutto ciò, questa sera con la riflessione sulla speranza e sulla vera fonte della speranza che è Cristo, io sono tornato a rileggere la Lettera ai Filippesi. Nella continuazione del testo, qui sopra scritto, dove Paolo dice: “Ma se il vivere nel corpo significa lavorare con frutto, non so davvero cosa scegliere. Sono
stretto infatti tra queste due cose: ho il desidero di lasciare questa vita per essere con Cristo, il che sarebbe assai meglio, ma per voi è più necessario che io rimanga nel corpo. Persuaso da questo, so che rimarrò e continuerò a rimanere in mezzo a tutti voi per il progresso e per la gioia della vostra fede”. E poi dice: “Comportatevi dunque in modo degno del Vangelo di Cristo”.
Ecco: questo è l’invito alla fine di questi giorni di preghiera e di riflessione, che la stessa
Parola di Dio rivolge verso tutti noi: “Comportatevi dunque in modo degno del Vangelo di Cristo”.
A nome di tutti i presenti, allora, la ringrazio, monsignor Varden, per tutto ciò che ci ha offerto in questi giorni. La saggezza, questa testimonianza sua e della vita monastica di San Bernardo, la ricchezza delle sue riflessioni, saranno ancora per molto tempo fonte di benedizione per noi, di grazia, di incontro con Gesù Cristo.
Vorrei anche, in questo momento, ringraziare i collaboratori dell’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche che hanno preparato tutto il materiale per la nostra preghiera, come anche il coro che credo sia ancora presente. Grazie per aiutarci con la musica, che è tanto importante anche nella nostra
preghiera. La musica – credo monsignor Varden lo abbia detto in qualche momento – ci aiuta in una maniera che le parole non possono fare, elevando il nostro spirito verso il Signore. Allora grazie, tante grazie a tutti voi per la vostra presenza e partecipazione in questi giorni.
Possiamo concludere con la benedizione.





