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Pope Leo XIV and Ecumenical Patriarch Bartholomew I sign a joint declaration at the Ecumenical Patriarchate, during Pope's first apostolic journey, in Istanbul, Turkey, November 29, 2025. REUTERS/Dilara Senkaya/Pool TPX IMAGES OF THE DAY
Da Nicea a Gerusalemme nel 2033. Anche la Dichiarazione congiunta che Bartolomeo e Leone firmano insieme è un passo in questa direzione. In particolare si appellano a che le religioni non vengano strumentalizzate.
«L'obiettivo dell'unità dei cristiani include il fine di contribuire in modo fondamentale e vivificante alla pace tra tutti i popoli», si legge nella Dichiarazione. «Insieme alziamo fervidamente le nostre voci invocando il dono divino della pace sul nostro mondo. Tragicamente, in molte sue regioni, conflitti e violenza continuano a distruggere la vita di tante persone. Ci appelliamo a coloro che hanno responsabilità civili e politiche affinché facciano tutto il possibile per garantire che la tragedia della guerra cessi immediatamente, e chiediamo a tutte le persone di buona volontà di sostenere la nostra supplica».
E poi, in un passaggio dicono: «In particolare, rifiutiamo qualsiasi uso della religione e del Nome di Dio per giustificare la violenza. Crediamo che un autentico dialogo interreligioso, lungi dall'essere causa di sincretismo e confusione, sia essenziale per la convivenza di popoli appartenenti a tradizioni e culture diverse».
Cercano insieme una possibile data comune «per la Pasqua, la festa delle feste» e si impegnano a proseguire il dialogo.
L’appuntamento per Gerusalemme, che sia un percorso fisico, teologico o spirituale, è quello che le Chiese si augurano e che papa Leone auspica fortemente.


Papa Leone XIV con il Patriarca ecumenico Bartolomeo I
(REUTERS)Riprendendo il suo motto episcopale, “In illo Uno unum”, Prevost, nel suo intervento a conclusione dell’incontro della mattina, tenutosi nella chiesa di Mor Ephrem, aveva invitato le Chiese presenti, «a percorrere insieme il viaggio spirituale che conduce al Giubileo della Redenzione, nel 2033, nella prospettiva di un ritorno a Gerusalemme, nel cenacolo, luogo dell’Ultima Cena di Gesù con i suoi discepoli, dove lavò loro i piedi, e luogo della Pentecoste, un viaggio che porti alla piena unità». Sottolineando l’importanza dell’incontro sul luogo dove si è celebrato il primo Concilio Ecumenico, Leone «ha chiesto e assicurato la preghiera perché si generino nuovi incontri e momenti come quello vissuto, anche con quelle Chiese che non sono potute essere presenti», ha spiegato la sala stampa vaticana, richiamando «il primato dell’evangelizzazione e dell’annuncio del kerygma e ricordando come la divisione tra i cristiani sia un ostacolo alla loro testimonianza».
Un incontro a porte chiuse, quello di Leone. Nella sua terza giornata in Turchia il Papa parla più con i silenzi e gli incontri a porte chiuse che con i gesti.
Le parole ufficiali le affida all’omelia della Messa che celebra nel palazzetto dello sport Wolkswagen Arena, ma, prima ancora, nel breve intervento che pronuncia nella chiesa patriarcale di San Giorgio al termine della doxologia, cioè della lode a Dio, che vede insieme Leone e Bartolomeo. Al patriarca che ricorda i suoi predecessori e l’impegno comune di «un dialogo di amore e di fraternità» che sta facendo fare passi in avanti verso l’unità, Leone confessa la sua «grande emozione» di essere lì dove sono stati anche Paolo VI, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e papa Francesco. Si dice certo che «questo incontro contribuirà anche a rafforzare i legami della nostra amicizia, che hanno già iniziato ad approfondirsi quando ci siamo visti, per la prima volta, all’inizio del mio Ministero come Vescovo di Roma, specialmente durante la solenne celebrazione della santa Eucaristia, alla quale Vostra Santità ha avuto la gentilezza di essere presente».
Prevost che, ha sottolineato Bartolomeo, ha tenuto fede alla promessa di Francesco - che «si è addormentato il secondo giorno della festa delle feste» - di celebrare insieme i 1.700 anni di Nicea, si è detto incoraggiato nell’impegno comune «a ricercare il ripristino della piena comunione tra tutti i cristiani, compito che intraprendiamo con l'aiuto di Dio».









