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Pope Leone XIV con il Cardinale Baldo Reina riceve il saluto degli scout durante la visita pastorale al quartiere romano di Torrevecchia.
Un pomeriggio di festa, semplice e caloroso, come spesso accade nelle periferie romane quando arriva il Vescovo di Roma. Intorno alle 16 il Papa ha fatto il suo ingresso nella parrocchia di Santa Maria della Presentazione, nel quartiere di Torrevecchia, accolto dall’entusiasmo di centinaia di fedeli. Ad attenderlo sul sagrato c’erano famiglie, gruppi scout, religiose di diverse congregazioni e soprattutto tanti bambini del catechismo. Ad accoglierlo, tra gli altri, il cardinale vicario Baldo Reina e il parroco don Paolo Stacchiotti. I ragazzi avevano preparato striscioni di benvenuto colorati, mentre i più piccoli cercavano di avvicinarsi il più possibile per salutare il Pontefice.
Prima della Messa, il Papa ha voluto fermarsi all’interno del complesso parrocchiale per incontrare alcune delle persone più fragili della comunità: disabili, malati e fedeli che vivono situazioni di sofferenza. Un momento semplice ma molto intenso, segnato anche da una battuta del Pontefice che ha strappato sorrisi ai presenti.
«Oggi facciamo un piccolo “conclave”: ci sono due cardinali accanto a me, che mi accompagnano. Sua Eminenza Montenegro, che viene sempre, e il Vicario, cardinale Baldo. Poi il futuro, quasi già vescovo ausiliare di Roma, monsignor Stefano Sparapani, che è qui con noi. Li salutiamo. Dico del conclave perché una signora mi ha fatto ricordare che oggi sono 10 mesi da quando sono stato chiamato, eletto a servire come Vescovo di Roma. E allora ringrazio Dio, ringrazio tutti voi per questa bellissima accoglienza, davvero! Grazie!».
Alle 17 il Santo Padre ha presieduto la celebrazione della Messa nella chiesa parrocchiale, gremita di fedeli. L’omelia è stata attraversata da uno sguardo molto concreto sulle difficoltà che attraversano le periferie urbane, ma anche da un forte invito alla speranza.
«So bene che la vostra comunità parrocchiale abita un territorio con diverse sfide. Non mancano situazioni di marginalità che preoccupano, povertà materiali e morali. Anche gli adolescenti e i giovani rischiano di crescere ingannati da venditori di morte o disillusi sul futuro. Tanti stanno aspettando una casa, un lavoro che assicuri una vita dignitosa, ambienti sicuri dove potersi incontrare, giocare, progettare insieme qualcosa di bello».
Il Papa ha riconosciuto le ferite che segnano tante vite, ma ha anche indicato alla comunità parrocchiale una missione precisa citando il passo del Vangelo della Samaritana.
«Come al pozzo del Vangelo, in questa parrocchia arrivano uomini e donne feriti nell’animo, offesi nella dignità e assetati di speranza. A voi il compito, urgente e liberante, di mostrare la prossimità di Gesù, la sua volontà di riscattare la nostra esistenza dai mali che la minacciano con una proposta di vita giusta, vera, piena».
Durante l’incontro con i fedeli il Pontefice si è rivolto anche ai più piccoli, invitandoli a diventare protagonisti di un cambiamento possibile già nella vita quotidiana.
«Tutti noi possiamo cercare un accordo di pace e non la guerra. Mai violenza, no bullismo, rifiutare fin da piccoli tutte quelle cause che causano divisione. Tutti possiamo essere costruttori di pace, tanto necessaria in questo mondo».
Al termine della celebrazione eucaristica, il Papa ha incontrato il Consiglio pastorale della parrocchia e i collaboratori della comunità.





