Un viaggio tra folla, lacrime e speranza. Papa Leone, nella consueta catechesi del mercoledì ripercorre le tappe del suo recente viaggio apostolico in Spagna, tracciando un bilancio che è anche un messaggio all'Europa intera. «Il Papa è stato accolto dovunque con entusiasmo e apertura all'ascolto», dice il Pontefice. Cosa «non scontata» e che lo ha particolarmente colpito: «Dappertutto ho trovato moltitudini ad accogliermi con grande calore». Secondo Leone questa partecipazione non è stata solo un segno di fede, ma ha rivelato «un bisogno diffuso di ritrovarsi uniti su un fondamento vero e profondo, non ideologico né di interesse parziale».
Da Madrid a Barcellona, passando per l'Abbazia di Montserrat e le Isole Canarie, il Papa ha vissuto un percorso tra antico e moderno. Nella Sagrada Familia, che ha definito «sinfonia di pietra e di luce», ha celebrato la Messa davanti a migliaia di fedeli. Ma il cuore del viaggio, sottolinea, sono stati gli incontri con gli ultimi: «Il bambino che nella parrocchia mi ha letto la sua lettera; alcune vittime di abuso, che chiedono di essere ascoltate; i detenuti che mi aspettavano nel carcere; i giovani pieni di inquietudine e di progetti; i migranti nei centri di prima accoglienza alle Canarie».

Proprio nell'arcipelago canario, ultima tappa, il Papa ha trovato «una chiave di lettura complessiva» dell’intera visita. Una Chiesa locale che accoglie «un gran numero di migranti forzati, provenienti soprattutto dall'Africa» gli ha offerto lo spunto per parlare di un'Europa che non può voltarsi dall'altra parte. «Siamo chiamati a rileggere il Vangelo nel mondo di oggi, scambiandoci i doni delle nostre rispettive culture», afferma.
Il viaggio, prosegue Prevost, ha fatto emergere «il carattere proprio dell'Europa, la sua ricchezza inestimabile, come realtà attuale, non superata». Un patrimonio, avverte, «da custodire con cura, per poterlo investire nell'oggi globale con le sue sfide epocali: la pace, l'ecologia integrale, lo sviluppo equo e sostenibile, il rispetto della dignità umana». Sfide su cui è tornata a riflettere anche la sua prima Enciclica Magnifica humanitas, «che mira a custodire la persona umana nel tempo dell'intelligenza artificiale».
Il motto del viaggio – "Alzad la mirada", "Alzate lo sguardo!" – è stato il filo conduttore di tutto il pellegrinaggio. «Sono parole di Gesù, rivolte ai suoi primi discepoli», ricorda Leone, «per insegnare loro a vedere nelle persone e nelle folle il desiderio di vita, di verità, di pienezza». E conclude con un invito: «Impariamo da Gesù a guardare il prossimo, la gente, il mondo “con gli occhi di Dio”, cioè con amore, rispetto e compassione».

Infine Leone, nei saluti ai fedeli, non manca di accogliere con soddisfazione l’accordo tra la Repubblica iraniana e gli Stati Uniti «che sarà firmato nella giornata di venerdì quale incoraggiante risultato di un paziente lavoro di dialogo e di negoziazione». Il Pontefice esprime «gratitudine ai Paesi che si sono impegnati per favorire l’incontro tra le parti e rendere possibile tale intesa». Inoltre auspica «che questo accordo possa contribuire a rafforzare la fiducia reciproca, la sicurezza e la stabilità nel Medio Oriente promuovendo percorsi di dialogo e di cooperazione tra i popoli».

Al contempo Leone parla delle «notizie dolorose sulla guerra in Ucraina che continua ad allargarsi. Tante vittime innocenti, soccorritori uccisi, chiese e luoghi del patrimonio culturale devastati dalle fiamme». Si dice «vicino a quanti piangono i propri cari, ai feriti e a coloro che, in mezzo alla violenza, continuano a servire la vita con coraggio» e chiede di pregare «perché questa guerra finisca. Chiediamo al Signore di aprire vie di dialogo, di spegner el’odio e di rendere possibile una pace giusta e duratura».