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Il Papa durante l'udienza generale
In un mondo in cui le nuove forme di comunicazione spalancano orizzonti inediti di conoscenza, ma al contempo incrinano i confini tra vero e falso, papa Leone XIV invita a una riflessione profonda sul ruolo dei media. Nel messaggio inviato per i trent’anni della trasmissione Porta a Porta, il Pontefice sottolinea come, nel flusso continuo di parole e immagini, «il falso può assumere il volto del vero; la lettura rapida mascherarsi da profondità; i monologhi travestirsi da dialoghi in cui, in realtà, “nessuno ascolta davvero”».
Rivolgendosi al conduttore Bruno Vespa, alla redazione e ai telespettatori, Leone XIV ha ripercorso tre decenni di storia italiana, internazionale e della Chiesa, segnati da «guerre e accordi di pace, crisi e riprese, eventi gioiosi e tristi», raccontati dagli studi televisivi di Porta a Porta nella forma del dialogo davanti al pubblico televisivo.
Il Papa ha messo in guardia dai rischi della nuova informazione: «scambiare il falso per vero, lo zapping compulsivo per ascolto, il doom-scrolling per una lettura intenzionale, la curiosità superficiale per desiderio di conoscere, i monologhi per dialoghi dove nessuno ascolta davvero».
E ha concluso un appello chiaro: «Auguro a lei e a tutti voi di poter sempre offrire al mondo, assetato di bellezza e di verità, una televisione di qualità».
Sul tema del giornalismo e dell’informazione papa Leone ha inviato un messaggio alla Fédération des Médias Catholiques, riunita a Lourdes dal 21 al 23 gennaio per riflettere sul tema “Media cattolici, media per chi”: «Come professionisti della comunicazione sociale di ispirazione cattolica, vi incoraggio ad essere seminatori di parole buone, artefici di una parola che abbraccia, di una comunicazione capace di riunire ciò che è spezzato, di un balsamo sulle ferite dell’umanità». Il Pontefice ha sottolineato l’importanza di una comunicazione che favorisca la pace e il dialogo in un mondo polarizzato: «Abbiamo bisogno di parole che ricucino le lacerazioni della vita, di parole che edifichino comunità laddove l’inimicizia separa le persone e i popoli. Dobbiamo dire “no” alla guerra delle parole e delle immagini».
Leone XIV cita l’esempio di padre Jacques Hamel, il sacerdote ucciso in odio alla fede nel 2016, come modello di dialogo e ascolto paziente: «Per conoscersi bisogna incontrarsi senza lasciarsi spaventare dalle differenze, pronti a lottare per ciò che siamo e per ciò in cui crediamo». Il suo sacrificio diventa guida per giornalisti e comunicatori cattolici: essere «ricercatori della verità nell’amore che spiega tutto».
Il Pontefice ha richiamato infine l’urgenza, nell’epoca segnata dall’«irruzione dell’intelligenza artificiale», di tornare «alle ragioni del cuore», valorizzare «le buone relazioni» e avvicinarsi al prossimo «senza escludere nessuno» sottolineando che anche in un contesto sempre più digitale e frammentato, i media cattolici sono chiamati a offrire un servizio di verità a tutti, credenti e non credenti, contribuendo a costruire ponti e non muri.
Le giornate di Lourdes rappresentato un’occasione di confronto sui grandi temi della comunicazione, con dibattiti sulle sfide della tecnologia digitale, sui nuovi media cattolici, sui social network e sulla condizione minoritaria del cattolicesimo in Francia.







