È ancora sotto un sole pienamente estivo piazza San Pietro per il primo Angelus del mese di settembre di papa Leone XIV che s’affaccia dalla finestra del suo studio del Palazzo Apostolico alle 12 in punto e saluta i fedeli augurando loro “Buona domenica” e dando il «benvenuto a voi romani e pellegrini provenienti da vari paesi».

Nella riflessione prima della preghiera mariana il Pontefice si sofferma sulla Parola di Dio proclamata in questa domenica che, afferma, «ci offre alcuni criteri fondamentali di pensiero e di azione. Dalla Lettera ai Romani leggiamo che ogni comportamento si ricapitola su questo punto: “Amerai il prossimo tuo come te stesso”. E San Paolo scrive: “Non siate debitori di nulla a nessuno se non l’amore vicendevole”. C’è però un patrimonio che ci dobbiamo l’un l’altro senza restarne imprigionati: è il debito di un amore vicendevole».

Sempre traendo spunto dal Vangelo di questa domenica, aggiunge papa Leone, «Gesù suggerisce a ogni comunità cristiana due modi per esercitare l’amore vicendevole: il primo è di diventare capaci di correzione fraterna, un’arte delicata e spesso dimenticata che richiede franchezza e gradualità. Parlarsi sinceramente - dapprima a tu per tu, poi se necessario fra due o tre persone, infine, quando occorre, con l'intera comunità - significa affrontare la realtà e trasformare problemi e conflitti in passaggi di crescita. Il lamento e la maldicenza sono più facili, ma non generano nulla e paralizzano molte situazioni. Il Vangelo, invece, ci educa alla libertà, nella carità».

Fedeli in piazza San Pietro durante l'Angelus
Fedeli in piazza San Pietro durante l'Angelus

Fedeli in piazza San Pietro durante l'Angelus

(ANSA)

C’è un altro modo per «amare fraternamente», continua il Papa, un modo che «per Gesù trasforma persino la preghiera: mettersi d'accordo. Non soltanto quando c'è un conflitto, ma per chiedere a Dio qualche dono. Senza fede, ognuno potrebbe sentirsi solo e sospettare degli altri, vedendoli come estranei e nemici. Per grazia, siamo invece fratelli e sorelle che possono andare d'accordo: incontrandosi, perdonandosi e ascoltandosi nel Signore».

Dopo la preghiera mariana, il pensiero del Pontefice va al conflitto in Ucraina: «Con animo addolorato ho seguito le notizie dei violenti attacchi che hanno colpito di recente diverse città e infrastrutture civili in Ucraina provocando la morte di persone innocenti», scandisce, «il mio cuore si unisce alla sofferenza della popolazione che da anni vive nell’angoscia e nella paura. Rivolgo un nuovo appello a fermare la distruzione e aprire i cuori al dialogo e alla pace. Auspico che gli sforzi intrapresi in questi giorni per riprendere i negoziati portino frutti concreti e aprano lo spazio alla diplomazia. Eleviamo al Signore affinché prevalga la concordia in tutti i conflitti del mondo».

Poi, dopo i saluti a vari gruppi di pellegrini arrivati a San Pietro, conclude: «Mentre riprendiamo gradualmente le ordinarie attività dopo la pausa estiva chiediamo al Signore di accompagnarci e sostenerci con la sua luce».