Nella giornata dell’8 marzo, festa della donna, il Papa ha dedicato la riflessione dell’Angelus al Vangelo della Samaritana, una delle più grandi pagine evangeliche. Il Pontefice ha ricordato «il dialogo fra Gesù e la donna samaritana, la guarigione del cieco nato e la risurrezione di Lazzaro che fin dai primi secoli della storia della Chiesa illuminano il cammino di chi a Pasqua riceverà il battesimo e inizierà una vita nuova». Questi brani, ha spiegato, «vengono riascoltati da tutta la comunità perché aiutano a diventare cristiani oppure, se lo si è già, a esserlo con più autenticità e più gioia».

Al centro della meditazione c’è l’incontro tra Gesù e la donna al pozzo. «Gesù è la risposta di Dio alla nostra sete», ha detto il Papa, ricordando che «l’incontro con lui attiva nel profondo di ciascuno una sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna». Una ricerca spirituale che continua anche oggi: «Quante persone in tutto il mondo cercano anche oggi questa sorgente spirituale».

Per esprimere questa ricerca, il Papa ha citato le parole della giovane Etty Hillesum: «”A volte riesco a raggiungerla” diceva». «Più sovente essa è coperta da pietre e sabbia. Allora Dio è sepolto. Allora bisogna disotterrarlo di nuovo» continua. Da qui l’invito: «Carissimi, non c'è energia spesa meglio di quella che dedichiamo a liberare il cuore».

Commentando il Vangelo, il Papa ha ricordato anche la sorpresa dei discepoli nel vedere Gesù parlare con la donna: «Fanno così fatica a sentire come propria la sua missione che il maestro li deve provocare. “Voi non dite forse ancora 4 mesi e poi viene la metitura?”. Ecco, io vi dico alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano»

Un invito rivolto anche alla Chiesa di oggi: «Alza gli occhi e riconosci le sorprese di Dio. Nei campi quattro mesi prima della mietitura non si vede quasi nulla. Ma là dove noi non vediamo nulla, la grazia già è in azione e i frutti sono pronti da raccogliere».

Gesù, ha spiegato il Papa, non ignora la Samaritana come avrebbero suggerito le consuetudini del tempo: «Gesù le parla, la ascolta, le dà accredito senza secondi fini e senza disprezzo». Ed è proprio questa attenzione che molti cercano nella comunità cristiana: «Quante persone cercano nella Chiesa questa stessa delicatezza, questa disponibilità, e come è bello quando perdiamo il senso del tempo per dare attenzione a chi incontriamo».

Da quell’incontro nasce una testimonianza che si diffonde: «Così la Samaritana diventa la prima di tante evangelizzatrici», e grazie alla sua parola «molti per la sua testimonianza vengono incontro a Gesù e anche in loro la fede sgorga come acqua pura».

Nella parte finale dell’Angelus il Papa ha poi rivolto un appello per la pace di fronte alle notizie di violenza che arrivano dal Medio Oriente. «Eleviamo la nostra umile preghiera al Signore perché cessi il fragore delle bombe, tacciano le armi e si apra uno spazio di dialogo nel quale si possa sentire la voce dei popoli», ha detto, affidando «questa supplica a Maria, Regina della Pace».

Infine ha ricordato la Giornata internazionale della donna: «Rinnoviamo l’impegno che per noi cristiani è fondato sul Vangelo per il riconoscimento della pari dignità dell’uomo e della donna. Purtroppo molte donne fin dall’infanzia sono ancora discriminate e subiscono varie forme di violenza».