Si accendono le candele, simbolo della luce che entra nel mondo. E, mentre il fragore dei conflitti internazionali sembra voler coprire ogni altra voce, papa Leone XIV, nella veglia del sabato santo, che annuncia la risurrezione dalla morte, legge un’omelia che, partendo dal rito della luce, si trasforma in un vibrante appello alla speranza e alla responsabilità di ogni battezzato.
Parla di concordia e pace partendo dalla simbologia del grande Cero pasquale, simbolo di Cristo che vince le tenebre. «Da quest’unico Cero tutti abbiamo acceso i nostri lumi», ricorda il Papa, sottolineando che ogni cristiano è chiamato a diventare, a sua volta, «lampada per il mondo». Un’immagine potente che dice della vittoria della vita sulla morte, dell’amore sull’odio.

«Questa è una Veglia piena di luce», prosegue il pontefice. Dopo aver ripercorso nei giorni scorsi i misteri dolorosi della Passione, «del Dio fatto per noi uomo dei dolori, torturato e crocifisso», il Papa ricorda che il Crocifisso è lo stesso Creatore dell’universo: Colui che «dal nulla ci ha dato l’esistenza» ha scelto di donarci la vita in modo definitivo sulla croce, mostrando «un amore senza limiti».
Leone ripercorre le tappe delle letture bibliche che scandiscono la notte santa. Da Abramo, a cui Dio ferma la mano mentre sta per sacrificare il figlio Isacco, fino alla liberazione degli Ebrei dalla schiavitù d’Egitto: «Il Signore ha fatto del mare, luogo di morte e ostacolo insormontabile, la porta d’ingresso per l’inizio di una vita nuova e libera». Un messaggio che riecheggia nelle parole dei profeti, dove Dio si rivela come sposo che raccoglie, fonte che disseta e luce che mostra la via della pace.

«In tutti questi momenti», scrive il Papa, «abbiamo visto come Dio, alla durezza del peccato che divide e uccide, risponde con la potenza dell’amore che unisce e ridona vita». È questo il “santo mistero” che affonda le sue radici «là dove si è consumato il primo fallimento dell’umanità» e si stende lungo i secoli come «cammino di riconciliazione e di grazia».
Infine, riprendendo il Vangelo di Matteo, evidenzia il coraggio delle donne che, vincendo dolore e paura, si recano al sepolcro. «Si aspettavano di trovarla sigillata, con una grande pietra all’imboccatura e soldati che facevano la guardia. Questo è il peccato: una barriera pesantissima che ci chiude e ci separa da Dio». Maria di Magdala e l’altra Maria, però, non si lasciano intimidire. Nel terremoto e nell’angelo seduto sul masso ribaltato, vedono «la potenza dell’amore di Dio, più forte di qualsiasi forza del male, capace di dissipare l’odio e di piegare la durezza dei potenti».

«L’uomo può uccidere il corpo, ma la vita del Dio dell’amore è vita eterna, che va oltre la morte e che nessun sepolcro può imprigionare». Da qui l’annuncio che risuona nella basilica: «Salute a voi!». Un saluto che, per il Papa, diventa il messaggio che la Chiesa è chiamata a testimoniare «con le parole della fede e con le opere della carità, cantando con la vita l’“Alleluia” che proclamiamo con le labbra».


«Non mancano anche ai nostri giorni sepolcri da aprire – afferma – e spesso le pietre che li chiudono sono così pesanti e ben vigilate da sembrare inamovibili». E ci sono due tipi di oppressione: quella interiore, che colpisce il cuore - «sfiducia, paura, egoismo, rancore» -, e quella esteriore, che ne è la conseguenza: «guerra, ingiustizia, chiusura tra popoli e nazioni».
Ma «non lasciamocene paralizzare!», esorta con forza il pontefice. Il richiamo è a seguire l’esempio di tanti uomini e donne che, nel corso dei secoli, «con l’aiuto di Dio, hanno rotolato via quelle pietre, magari con molta fatica, a volte a costo della vita, ma con frutti di bene di cui ancora oggi beneficiamo». Persone comuni, «forti della grazia del Risorto», che hanno avuto il coraggio di parlare «con parole di Dio» e di agire «con l’energia ricevuta da Dio».
La Veglia Pasquale è anche il momento in cui alcuni catecumeni, provenienti da diverse parti del mondo, ricevono i sacramenti dell’iniziazione cristiana. «Dopo il lungo cammino del catecumenato – scrive il Papa – oggi rinascono in Cristo per essere creature nuove, testimoni del Vangelo». Per loro e per tutti i fedeli, Leone XIV cita ancora sant’Agostino: «Annuncia il Cristo, semina, spargi dappertutto ciò che hai concepito nel tuo cuore».

Infine un invito a lasciarsi muovere dall’esempio dei santi e dei testimoni della fede, «perché ovunque e sempre, nel mondo, crescano e fioriscano i doni pasquali della concordia e della pace».