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L'appello di Papa Leone per lo Yemen e per la pace all'Angelus del 24 ottobre.
La preoccupazione per «la grave situazione umanitaria nello Yemen, in particolare nella città di Taiz dove la popolazione soffre per la mancanza di cibo, acqua e cure mediche. Rivolgo un accurato appello affinché cessino le ostilità e venga garantito al popolo yemenita e a tutti i popoli della regione di vivere nella pace».
La preghiera «per quanti sono rimasti uccisi e feriti venerdì scorso nell'attentato terroristico contro i fedeli della chiesa ortodossa di Saint George ad Amut in Giordania. Sono vicino a quella comunità e all'intero paese che si distingue per la pacifica convivenza e il rispetto tra le diverse religioni. Continuiamo insieme a pregare per la pace. Dopodomani, 27 ottobre, uniamoci spiritualmente ai capi di chiese e ai leader religiosi che si raduneranno ad Assisi nel quarantesimo anniversario dell'incontro convocato da San Giovanni Paolo II. Mai come oggi è evidente che le guerre, oltre a seminare morte e distruzione, impoveriscono e danneggiano il mondo».
Non si stanca, papa Leone, di alzare la voce per chiedere pace, da ogni pulpito. Lo rifà il 25 ottobre, dopo la recita dell’Angelus affacciato dal Palazzo apostolico.
Poco prima, commentando il Vangelo, aveva sottolineato: «Cristo pone come fulcro del rapporto con Dio la dimensione dell'amore. Non basta infatti sapere che Dio esista, che sia l'unico o che sia l'onnipotente Il Signore cerca da noi una relazione personale. L'unico vero Dio vuole diventare il nostro Dio. Nell'incontro con lui il comandamento dell'amore non è un obbligo né una imposizione. Non si può infatti amare a comando. L'amore per Dio è l'esigenza propria del desiderio dell'uomo Che trova il suo compimento nella comunione con lui. Per questo il nostro amore può essere autentico quando è risposta al suo amore che sempre ci precede. Da qui il bisogno di una totalità che coinvolga l'intera persona, cuore, anima, mente. Al primo comandamento il Signore ne unisce un secondo “Amerai il tuo prossimo come te stesso”».
Questa regola di vita, spiega il Papa: «sgorga da una stessa fonte. Perciò, dice Gesù, è simile alla prima. Dall'intima relazione con Dio diventiamo capaci di guardare noi e il prossimo con lo stesso sguardo di Cristo, secondo la sua prospettiva. In questo modo l'egoismo è vinto e anche l'amore per se stessi si fa carità. La nostra esistenza si volge verso l'altro e diventa dono per chi ci sta accanto Santa Teresa di Gesù Bambino lo ha compreso bene Solo l'amore, scriveva, spinge all'azione le membra della Chiesa Spento questo amore, essa non annuncerebbe più il Vangelo. Senza di esso, infatti, la nostra fede verrebbe privata del suo contenuto. Le nostre buone opere si ridurrebbero a moralismo. La nostra speranza sarebbe vana. Carissimi, non possiamo amare veramente Dio senza che questo amore straripi nell'amore verso i fratelli e le sorelle. E non possiamo amare davvero il nostro prossimo. Se non come i figli di uno stesso padre che ci ha amati per primo del suo figlio Gesù».





