Un’analisi del mondo a tutto campo. Papa Leone riceve il corpo diplomatico e , dopo aver dato il benvenuto a ai nuovi capi missione di Kazakhstan, Burundi e Belarus’, Paesi che hanno deciso di aprire «Rappresentanze diplomatiche presso la Santa Sede a Roma, segno tangibile delle buone e fruttuose relazioni bilaterali», e aver ricordato il suo «venerato predecessore, papa Francesco, parla innanzitutto di Roma e dell’Italia. Degli incontri con Sergio Mattarella, degli ottimi rapporti bilaterali che hanno consentito lo svolgersi sereno del Giubileo, una nuova intesa sull’assistenza alle Forze armate e anche un accordo «per un impianto agrivoltaico a Santa Maria di Galeria, che consentirà la fornitura di energia elettrica alla Città del Vaticano tramite il ricorso a fonti rinnovabili, confermando così il comune impegno in favore del creato». Poi condivide il suo pensiero «sul nostro tempo, così travagliato da un crescente numero di tensioni e di conflitti».

Riparte da Agostino che «legge gli avvenimenti e la realtà storica secondo il modello delle due città: la città di Dio, che è eterna ed è caratterizzata dall’amore incondizionato di Dio (amor Dei), a cui è unito l’amore per il prossimo, specialmente per i poveri; e la città terrena, che è un luogo di dimora temporaneo in cui gli esseri umani vivono fino alla morte. Ai nostri giorni, essa comprende tutte le istituzioni sociali e politiche, dalla famiglia allo Stato nazionale e alle organizzazioni internazionali». Non sono città contrapposte, ma, «nella prospettiva agostiniana, le due città coesistono fino alla fine dei tempi e posseggono sia una dimensione esteriore che una interiore, poiché non si misurano solo sugli atteggiamenti esterni con cui esse vengono costruite nella storia, ma anche sull’atteggiamento interiore di ogni essere umano dinanzi ai fatti della vita e agli accadimenti storici». Secondo Agostino, spiega papa Leone, «i cristiani sono chiamati da Dio a soggiornare nella città terrena con il cuore e la mente rivolti alla città celeste, la loro vera patria. Tuttavia, il cristiano, vivendo nella città terrena, non è estraneo al mondo politico, e cerca di applicare l’etica cristiana, ispirata alle Scritture, al governo civile. La Città di Dio non propone un programma politico ma offre preziose riflessioni su questioni fondamentali della vita sociale e politica, come la ricerca di una convivenza più giusta e pacifica tra i popoli».

E proprio parlando di pace il Papa si dice preoccupato, «in modo particolare, sul piano internazionale, per la debolezza del multilateralismo. A una diplomazia che promuove il dialogo e ricerca il consenso di tutti, si va sostituendo una diplomazia della forza, dei singoli o di gruppi di alleati. La guerra è tornata di moda e un fervore bellico sta dilagando. È stato infranto il principio, stabilito dopo la Seconda Guerra Mondiale, che proibiva ai Paesi di usare la forza per violare i confini altrui. Non si ricerca più la pace in quanto dono e bene desiderabile in sé “nel perseguimento di un ordine voluto da Dio, che comporta una giustizia più perfetta tra gli uomini”, ma la si ricerca mediante le armi, quale condizione per affermazione di un proprio dominio. Ciò compromette gravemente lo stato di diritto, che è alla base di ogni pacifica convivenza civile».

Insiste, papa Leone sull’importanza delle Nazioni Unite: le Nazioni Unite,« il cui 80° anniversario è stato da poco celebrato. Esse sono state volute dalla determinazione di 51 nazioni come fulcro della cooperazione multilaterale per prevenire future catastrofi globali, per salvaguardare la pace, difendere i diritti umani fondamentali e promuovere uno sviluppo sostenibile. Vorrei richiamare particolarmente l’importanza del diritto umanitario internazionale, il cui rispetto non può dipendere dalle circostanze e dagli interessi militari e strategici. Il diritto umanitario, oltre a garantire, nelle piaghe della guerra, un minimo di umanità, è un impegno che gli Stati hanno preso. Esso deve sempre prevalere sulle velleità dei belligeranti, al fine di mitigare gli effetti devastanti della guerra, anche in un’ottica di ricostruzione. Non si può tacere che la distruzione di ospedali, di infrastrutture energetiche, di abitazioni e di luoghi essenziali alla vita quotidiana costituisce una grave violazione del diritto umanitario internazionale. La Santa Sede ribadisce con fermezza la propria condanna di ogni forma di coinvolgimento dei civili nelle operazioni militari e auspica che la Comunità internazionale ricordi che la tutela del principio dell’inviolabilità della dignità umana e della sacralità della vita conti sempre di più di qualsiasi mero interesse nazionale».

Parla dell’Ucraina e del Venezuela, della libertà di coscienza, della Palestina e della necessità di avere due popoli e due Stati, della sofferenza dei detenuti, del dramma dei migranti, delle persecuzioni religiose, del calo demografico e della maternità surrogata, dell’importanza delle parole: «Abbiamo bisogno», dice il Pontefice, «che le parole tornino ad esprimere in modo inequivoco realtà certe. Solo così può riprendere un dialogo autentico e senza fraintendimenti. Ciò deve avvenire nelle nostre case e piazze, nella politica, sui mezzi di comunicazione e sui social media e nel contesto dei rapporti internazionali e del multilateralismo, affinché quest’ultimo possa riacquistare la forza necessaria per svolgere quel ruolo di incontro e di mediazione, necessario a prevenire i conflitti, e nessuno sia tentato di prevaricare l’altro con la logica della forza, sia essa verbale, fisica o militare».