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Una conversione, pubblica e privata urgente. Papa Leone, presiedendo la messa con imposizioni delle ceneri a Santa Sabina, riflette sulle parole di Paolo VI sull’attualità di un rito che è anche pedagogia. Che è «un severo richiamo alla verità. Ci riporta alla visione giusta della nostra esistenza e del nostro destino». Leone parla, per ben due volte, di un mondo che brucia e della necessità di radunarsi come popolo per riconoscere i propri peccati e ritrovarsi come comunità. «Sappiamo», dice, «come sia sempre più difficile radunare le persone e sentirsi popolo, non in modo nazionalistico e aggressivo, ma nella comunione in cui ognuno trova il proprio posto». Un popolo che «riconosce i propri peccati, cioè che il male non viene da presunti nemici, ma ha toccato i cuori, è dentro la propria vita e va affrontato in una coraggiosa assunzione di responsabilità. Dobbiamo ammettere che si tratta di un atteggiamento controcorrente, ma che, quando è così naturale dichiararsi impotenti davanti a un mondo che brucia, costituisce una vera e propria alternativa, onesta e attraente. Sì, la Chiesa esiste anche come profezia di comunità che riconoscono i propri peccati».
E parla delle «“strutture di peccato” di ordine economico, culturale, politico e persino religioso» che, dentro gli ambienti reali e virtuali che frequentiamo, ci condizionano.


Un momento della celebrazione nella Basilica di Santa Sabina a Roma
(REUTERS)«Opporre all’idolatria il Dio vivente – ci insegna la Scrittura – significa osare la libertà e ritrovarla attraverso un esodo, un cammino. Non più paralizzati, rigidi, sicuri nelle proprie posizioni, ma radunati per muoversi e cambiare. Come è raro trovare adulti che si ravvedono, persone, imprese e istituzioni che ammettono di avere sbagliato! Oggi, fra noi, si tratta proprio di questa possibilità». Non è un caso, aggiunge il Pontefice che tanti giovani, «anche in contesti secolarizzati, avvertano più che in passato il richiamo di questo giorno, il Mercoledì delle Ceneri. Sono loro, infatti, i giovani, a cogliere distintamente che un modo di vivere più giusto è possibile e che esistono delle responsabilità per ciò che nella Chiesa e nel mondo non va».
Allora bisogna sentire la portata missionaria della Quaresima, «non certo per distrarci dal lavoro su noi stessi, quanto per aprirlo a tante persone inquiete e di buona volontà, che cercano le vie per un autentico rinnovamento di vita, nell’orizzonte del Regno di Dio e della sua giustizia».
La Quaresima, aggiunge, «ci sollecita infatti a quelle inversioni di marcia – conversioni – che rendono più credibile il nostro annuncio». Riprende le parole di papa Montini, a conclusione del Concilio, quando diceva che il tempo penitenziale sorprende gli uomini sotto due aspetti: «Il primo è “quello della sua immensa capacità di illusione, di auto-suggestione, di inganno sistematico di sé stesso sopra la realtà della vita e dei suoi valori”. Il secondo aspetto è “il fondamentale pessimismo” che Papa Montini riscontrava ovunque: “La maggior parte della documentazione umana offertaci oggi dalla filosofia, dalla letteratura, dallo spettacolo – diceva – conclude per proclamare l’ineluttabile vanità di ogni cosa, l’immensa tristezza della vita, la metafisica dell’assurdo e del nulla. Questa documentazione è un’apologia della cenere”».
Oggi vediamo quanto furono profetiche le sue parole e possiamo «sentire nelle ceneri che ci sono imposte il peso di un mondo che brucia, di intere città disintegrate dalla guerra: le ceneri del diritto internazionale e della giustizia fra i popoli, le ceneri di interi ecosistemi e della concordia fra le persone, le ceneri del pensiero critico e di antiche sapienze locali, le ceneri di quel senso del sacro che abita in ogni creatura».
La storia e la nostra coscienza, allora ci chiedono di chiamare per nome la morte e di testimoniare la risurrezione. E «riconoscere i nostri peccati per convertirci è già presagio e testimonianza di risurrezione: significa infatti non fermarci fra le ceneri, ma rialzarci e ricostruire. Allora il Triduo pasquale, che celebreremo al culmine del cammino quaresimale, sprigionerà tutta la sua bellezza e il suo significato. Lo farà avendoci coinvolto, attraverso la penitenza, nel passaggio dalla morte alla vita, dall’impotenza alle possibilità di Dio».
La Quaresima ci insegna a vedere i semi che sono stati sparsi, ciò che nasce «ciò che cresce, e ci sospinge a servirlo. È la sintonia profonda che nel segreto di chi digiuna, prega e ama si stabilisce col Dio della vita, il Padre nostro e di tutti».








