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Non ci sono fake news che possono oscurare l’annuncio della risurrezione di Gesù.
«Cristo è risorto! Buona Pasqua!», dice papa Leone affacciandosi dalla finestra dello studio del palazzo apostolico. «Questo saluto, pieno di stupore e di gioia, ci accompagnerà tutta la settimana. Festeggiando il giorno nuovo, che il Signore ha fatto per noi, la liturgia celebra l’ingresso dell’intera creazione nel tempo della salvezza: la disperazione della morte è tolta per sempre, nel nome di Gesù».
Ma, aggiunge il Pontefice, nel Vangelo di Matteo ci sono due racconti: quello delle donne «che hanno incontrato il Risorto» e «quello delle guardie, che sono state corrotte dai capi del sinedrio». E mentre «le prime annunciano la vittoria di Cristo sulla morte; le seconde annunciano che la morte vince sempre e comunque. Nella loro versione, infatti, Gesù non è risorto, ma il suo cadavere è stato rubato. Da uno stesso fatto, il sepolcro vuoto, sgorgano due interpretazioni: una è fonte di vita nuova ed eterna, l’altra di morte certa e definitiva».
Un contrasto che ci fa riflettere «sul valore della testimonianza cristiana e sull’onestà della comunicazione umana. Spesso, infatti, il racconto della verità viene oscurato da fake news, come si dice oggi, cioè da menzogne, allusioni e accuse senza fondamento. Davanti a tali ostacoli, però, la verità non resta celata, anzi: ci viene incontro, viva e raggiante, illuminando le tenebre più fitte». Anche a noi oggi, come alle donne giunte al sepolcro, Gesù dice: «Non temete! Andate ad annunciare». Lui stesso «diventa così la buona notizia da testimoniare nel mondo: la Pasqua del Signore è la nostra Pasqua, la Pasqua dell’umanità, perché quest’uomo, che è morto per noi, è il Figlio di Dio, che per noi ha donato la sua vita. Come il Risorto, sempre vivo e presente, libera il passato da una fine distruttiva, così l’annuncio pasquale redime dal sepolcro il nostro futuro».
È «importante» spiega papa Leone «che questo Vangelo raggiunga soprattutto quanti sono oppressi dalla malvagità, che corrompe la storia e confonde le coscienze! Penso ai popoli tormentati dalla guerra, ai cristiani perseguitati per la loro fede, ai bambini privati dell’istruzione. Annunciare in parole e opere la Pasqua di Cristo significa dare nuova voce alla speranza, altrimenti soffocata tra le mani dei violenti. Quando viene proclamata nel mondo, infatti, la Buona Novella rischiara ogni ombra, in ogni tempo».
E, infine, un pensiero pieno di «affetto» il Pontefice lo riserva al suo predecessore ricordando «alla luce del Risorto papa Francesco, che proprio il Lunedì dell’Angelo dello scorso anno ha consegnato la vita al Signore». E mentre un grande applauso si leva dalla piazza Leone invita, facendo «memoria della sua grande testimonianza di fede e di amore» a pregare insieme con il canto del Regina Coeli. Ringrazia quanti gli hanno fatto gli auguri per la Pasqua e fa appello per «perseverare a pregare insieme per la pace».




