PHOTO
Il Papa con i monaci di Montecassino
Una visita discreta, quasi nascosta, ma dal forte valore simbolico. Lunedì mattina Papa Leone XIV è arrivato a sorpresa all’Abbazia di Montecassino per incontrare la comunità monastica e sostare in preghiera sulla tomba di san Benedetto, il padre del monachesimo occidentale e patrono d’Europa.
Lontano dai riflettori e dal calendario ufficiale degli impegni pubblici, il Pontefice, che sta trascorrendo il periodo di riposo estivo a Castel Gandolfo, ha scelto uno dei luoghi più significativi della storia cristiana europea per affidare al santo di Norcia un’intenzione che attraversa il suo magistero fin dall’inizio del pontificato: la pace. Secondo quanto comunicato dalla Sala Stampa della Santa Sede, papa Leone ha affidato a san Benedetto «l’implorazione per la pace in quelle regioni del mondo segnate dal sangue e dal conflitto». Una preghiera pronunciata in un luogo che porta ancora le ferite della guerra: l’abbazia fu infatti distrutta dai bombardamenti alleati nel febbraio 1944 durante la Seconda guerra mondiale e successivamente ricostruita.


Un momento della visita
(ANSA)Il luogo dove la guerra ha lasciato una ferita
Montecassino non è soltanto uno dei più importanti centri spirituali della cristianità. È anche una memoria viva delle tragedie del Novecento. La sua distruzione, durante la battaglia che oppose le forze alleate alle truppe tedesche, è diventata uno dei simboli più drammatici del costo umano dei conflitti. Proprio per questo la scelta del Papa assume un significato particolare: pregare per la pace sulla tomba di san Benedetto significa tornare alle radici di una tradizione che ha visto nei monasteri luoghi di cultura, dialogo e ricostruzione dopo le devastazioni della storia. Nel Prologo della sua Regola, san Benedetto richiama il versetto del Salmo 33: «Cerca la pace e perseguila». Parole che oggi risuonano con particolare forza davanti alle guerre che continuano a insanguinare diverse aree del mondo, dall’Ucraina al Medio Oriente.


L’incontro con i monaci e il pranzo comunitario
Durante la visita privata, Leone XIV ha incontrato la comunità benedettina dell’abbazia e ha condiviso il pranzo con i religiosi. Un momento semplice e fraterno, prima del rientro a Castel Gandolfo. La visita si inserisce nel solco dei pellegrinaggi dei Pontefici ai luoghi della grande tradizione monastica. Montecassino è stato più volte meta dei successori di Pietro: da Paolo VI, che nel 1964 proclamò san Benedetto patrono d’Europa proprio davanti alle rovine dell’abbazia ricostruita, fino ai suoi successori che hanno visto nel monastero un punto di riferimento spirituale per il continente.
Montecassino e il messaggio di Benedetto: costruire dopo le macerie
La presenza di Leone XIV arriva inoltre a pochi giorni dalla consegna del Premio "Pacis Nuntius 2026” assegnato al cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, avvenuta proprio a Montecassino. Un riconoscimento assegnato a chi si impegna per la pace e il dialogo in una terra, quella mediorientale, segnata da violenze e divisioni. Nel silenzio della cripta dove riposano san Benedetto e santa Scolastica, il Papa ha così affidato ancora una volta alla preghiera una delle grandi urgenze del presente. Un gesto breve, lontano dalla scena pubblica, ma carico di un messaggio: anche nei luoghi segnati dalle rovine può nascere una storia nuova di riconciliazione.





