In una domenica finalmente soleggiata in Piazza San Pietro, papa Leone XIV ha invitato i fedeli a guardare oltre la semplice osservanza dei comandamenti e a scoprire il cuore dell’insegnamento di Cristo.

«Non una giustizia minima, ma un amore grande, non una coscienza pulita ma un cuore capace di amare», ha detto il Pontefice durante l’Angelus, sottolineando come la Legge di Mosè trovi il suo vero compimento solo nell’amore di Dio e del prossimo.

Rifacendosi al Discorso della Montagna, che Gesù pronuncia dopo aver proclamato le Beatitudini, Papa Leone ha spiegato che i precetti contenuti nella Legge non servono semplicemente a «soddisfare un bisogno religioso esteriore e sentirsi a posto davanti a Dio», ma devono guidarci a entrare in una relazione autentica con Lui e con gli altri. La vera giustizia che Cristo ci chiama a vivere è «‹una giustizia superiore›», che non si limita a rispettare le regole, ma ci apre all’amore concreto e quotidiano.

Amare nella vita di tutti i giorni

Il Pontefice ha chiarito con parole forti e precise cosa significhi vivere questa giustizia superiore: «Gesù ci insegna che la vera giustizia è l'amore e che, dentro ogni precetto della Legge, dobbiamo cogliere un'esigenza d'amore. Infatti, non basta non uccidere fisicamente una persona, se poi la uccido con le parole oppure non rispetto la sua dignità. Allo stesso modo, non basta essere formalmente fedele al coniuge e non commettere adulterio, se in questa relazione manca la tenerezza reciproca, l'ascolto, il rispetto, il prendersi cura di lei o di lui e il camminare insieme in un progetto comune. A questi esempi, ne potremmo aggiungere altri ancora», ha aggiunto, «il Vangelo ci offre questo prezioso insegnamento: non serve una giustizia minima, serve un amore grande›».

Papa Leone ha così evidenziato che ogni precetto della Legge porta con sé un’esigenza d’amore e che la vera osservanza non si misura solo con la correttezza formale, ma con la capacità di vivere relazioni autentiche e rispettose, rivolte al bene degli altri.

Infine, ha ricordato che la Legge, data a Mosè e ai profeti, non viene meno con Cristo, ma trova in Lui il suo compimento: entrare in relazione con Dio e con gli altri come figli del Padre e fratelli tra noi, vivendo un amore che supera la semplice correttezza formale.

La vicinanza alle popolazioni del Madagascar e gli auguri per il Capodanno cinese

Al termine della preghiera mariana, il Pontefice ha dedicato particolare attenzione a chi soffre nel mondo. Ha espresso vicinanza alle popolazioni del Madagascar colpite dai cicloni Gezani e Fytia: «‹Prego per le vittime e i loro familiari e per quanti hanno subito gravi danni›». Il ciclone Gezani ha provocato circa 40 morti e gravissimi danni nella città di Toamasina, mentre il ciclone Fytia ha causato sette vittime e più di 20 mila sfollati. Papa Leone ha ricordato che l’aiuto e la preghiera della Chiesa si uniscono agli sforzi dei soccorritori internazionali e delle comunità locali.

Lo sguardo del Pontefice si è poi allargato al Capodanno lunare, che quest’anno sarà celebrato il 17 febbraio, rivolgendosi a «‹miliardi di persone›» dell’Asia orientale e del mondo: «‹Che questa gioiosa festa incoraggi a vivere con più intensità le relazioni familiari e l’amicizia; porti serenità nelle case e nella società; sia occasione per guardare insieme al futuro costruendo pace e prosperità per tutti i popoli›».

Nel pomeriggio, il Papa fa visita alla parrocchia di Santa Maria Regina Pacis a Ostia Lido, primo appuntamento di un ciclo che durerà un mese e lo porterà, ogni domenica, a visitare una parrocchia romana.