«Purtroppo oggi non possiamo tralasciare le guerre, che coinvolgono strutture civili, inclusi gli ospedali, e costituiscono il più assurdo attentato che la mano stessa dell’uomo rivolge contro la vita e la salute pubblica».

Sono parole durissime quelle pronunciate luneda mattina da papa Leone XIV ricevendo in udienza i partecipanti alla Plenaria della Pontificia Accademia per la Vita, riunita sul tema “Healthcare for All: Sustainability and Equity”. Una denuncia che suona come un atto d’accusa morale in un tempo in cui i conflitti armati colpiscono senza distinzione anche i luoghi della cura. Il Pontefice ha parlato di «enormi risorse economiche, tecnologiche e organizzative» impiegate per la produzione di armi e dispositivi bellici, mentre milioni di persone nel mondo non hanno accesso ai servizi sanitari di base. Un paradosso che genera «enormi diseguaglianze» in un «mondo lacerato da conflitti», con conseguenze dirette sulla speranza di vita.

«Non tutte le vite sono uguali»

Il Papa ha smascherato quella che definisce una contraddizione evidente: «Spesso si afferma che la vita e la salute sono valori ugualmente fondamentali per tutti, ma tale affermazione risulta ipocrita se al contempo ci si disinteressa delle cause strutturali e delle scelte operative che determinano le diseguaglianze». Nei fatti, ha osservato, «non tutte le vite sono ugualmente rispettate» e la salute «non è tutelata né promossa per tutti nello stesso modo». Richiamando l’insegnamento di papa Francesco sulla salute come «diritto universale», Leone XIV ha insistito sul legame profondo tra la salute di ciascuno e quella di tutti, emerso con chiarezza durante la pandemia di Covid-19: «La reciprocità e l’interdipendenza stanno alla base della nostra salute e della vita stessa».

La salute oltre il profitto

L’interdipendenza, ha spiegato il Pontefice, impone un dialogo tra politica, etica, scienza e società civile, e chiama in causa scelte che riguardano famiglia, lavoro, ambiente: «Occorre concentrarsi non sul profitto immediato, ma su ciò che sarà meglio per tutti, sapendo essere pazienti, generosi e solidali, creando legami e costruendo ponti, per lavorare in rete, per ottimizzare le risorse, affinché tutti possano sentirsi protagonisti e beneficiari del lavoro comune». Il Papa ha inoltre richiamato l’attenzione sulle profonde disparità nella speranza di vita, legate a fattori come reddito, istruzione e quartiere di residenza: differenze che, anche all’interno della stessa città, possono tradursi in anni di vita in più o in meno.

Bambini feriti vengono cuirati all'ospedale Nasser di Khan Younis, dopo un attacco israeliano contro una tenda che ospitava sfollati a Khan Younis, nella Striscia di Gaza meridionale
Bambini feriti vengono cuirati all'ospedale Nasser di Khan Younis, dopo un attacco israeliano contro una tenda che ospitava sfollati a Khan Younis, nella Striscia di Gaza meridionale

Bambini feriti vengono cuirati all'ospedale Nasser di Khan Younis, dopo un attacco israeliano contro una tenda che ospitava sfollati a Khan Younis, nella Striscia di Gaza meridionale
 

(EPA)

“One Health” e bene comune

In questo contesto Leone XIV ha indicato come strada da percorrere l’approccio “One Health”, promosso dall’Organizzazione mondiale della sanità, che integra salute umana, ambientale e animale in una visione globale: «One health richiede l’integrazione della dimensione sanitaria in tutte le politiche», dai trasporti all’istruzione, dall’agricoltura all’occupazione, «nella consapevolezza che la salute si costruisce all’incrocio di tutte le dimensioni della vita sociale». Da qui il richiamo al bene comune, da non sacrificare «sotto la pressione di interessi particolari, individuali e nazionali».

Il Pontefice ha infine invitato a recuperare «l’atteggiamento fondamentale della cura come sostegno e vicinanza all’altro», unica via per rendere i sistemi sanitari più efficaci e sostenibili e per «ripristinare la fiducia nella medicina e negli operatori sanitari, malgrado la disinformazione e lo scetticismo nei confronti della scienza».

In un tempo in cui persino gli ospedali diventano bersagli, la parola del Papa riporta al centro una verità elementare e spesso dimenticata: la guerra non distrugge solo edifici, ma ferisce la radice stessa della convivenza umana, negando la cura e colpendo i più fragili.