«Non è certo annacquando i contenuti e ammorbidendo le esigenze che si può rendere attraente il cristianesimo». È uno dei passaggi più forti del discorso con cui papa Leone XIV ha richiamato la Chiesa a non cedere alle logiche della comunicazione contemporanea, durante l’incontro, giovedì in Vaticano, con i partecipanti alla plenaria del Dicastero per l’Evangelizzazione.

Il Pontefice ha descritto un contesto segnato da una crescente crisi di senso, soprattutto in Occidente, dove si registra «una diffusa indifferenza religiosa» e una progressiva perdita di rilevanza della fede nella vita quotidiana. In questo scenario, ha osservato, si rischia di delegare tutto alla tecnologia: «Le grandi questioni esistenziali rimangono inevase, mentre dilaga una cultura tecnologica che dovrebbe rispondere ad ogni esigenza».

Ma, ha avvertito il Papa, l’esito non è la pienezza, bensì una nuova forma di vuoto: «Il pericolo sotteso, non sempre percepito nella sua gravità, è che venga a mancare il respiro per quanto vi è di più propriamente umano, cioè la ricerca del senso».

Leone ha poi denunciato gli effetti delle società contemporanee: «Il clima culturale diffuso nelle società ipermediatiche e consumistiche riduce la capacità di apprendere con pazienza e di compiere con fatica un percorso di ricerca personale della verità, con perseveranza e senso critico». In questo contesto, ha aggiunto, «ogni messaggio rischia di essere percepito come un’opinione tra le tante».

Di fronte a questa fragilità culturale e spirituale, il Papa ha invitato a non cedere alla tentazione dell’adattamento: «Non possiamo sottovalutare che, soprattutto nei Paesi dell’Occidente, la crisi della fede, insieme ad altri fattori socio-culturali, ha dato luogo a una diffusa indifferenza religiosa». Per questo, ha insistito, non si può ridurre il Vangelo a una proposta tra le altre.

Il cuore della risposta, secondo Leone XIV, non sta nelle strategie comunicative ma nella testimonianza: «Non è certo annacquando i contenuti e ammorbidendo le esigenze che si può rendere attraente il cristianesimo, ma testimoniando con umiltà e coraggio “la via, la verità e la vita” che ha convertito e santificato tante persone».

Il Papa ha quindi richiamato la necessità di ripartire dall’essenziale, indicando Evangelii gaudium, l’Esortazione apostolica di papa Francesco, come riferimento decisivo: «Invito pertanto anche voi a riprendere Evangelii gaudium nel vostro lavoro a tutti i livelli, per promuovere una missione cristocentrica e kerigmatica».

Particolare attenzione è stata dedicata ai giovani, spesso descritti come lontani dalla fede ma in realtà, secondo il Pontefice, ancora profondamente aperti alla ricerca: «La nuova generazione non ha preclusioni nei confronti del Vangelo; al contrario, molti, quando lo riscoprono, desiderano conoscerlo meglio, perché percepiscono che in esso si nasconde il segreto per essere veramente felici».

Da qui l’invito a una Chiesa capace di accompagnare: «La catechesi non può esaurirsi con la celebrazione del Sacramento, ma deve proseguire offrendo un ambiente nel quale trovino riscontro le attese che hanno portato ad aderire a Cristo e alla sua Chiesa».

Nel finale, Leone XIV ha ribadito la radice spirituale della missione evangelizzatrice, richiamando la necessità di una fede viva e credibile: «Ciò di cui abbiamo bisogno in questo momento della storia sono uomini che, attraverso una fede illuminata e vissuta, rendano Dio credibile in questo mondo».