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Il Papa durante la celebrazione della Messa del 1° gennaio nella Basilica di San Pietro
«Il mondo non si salva affilando le spade, giudicando, opprimendo, o eliminando i fratelli, ma piuttosto sforzandosi instancabilmente di comprendere, perdonare, liberare e accogliere tutti, senza calcoli e senza paura».
È il primo giorno dell’anno civile e la Chiesa celebra, a otto giorni dal Natale, la solennità di Maria Santissima Madre di Dio e la 59esima Giornata Mondiale della Pace voluta in questo giorno da San Paolo VI.
Papa Leone celebra la Messa solenne nella Basilica di San Pietro e invita i fedeli a leggere il tempo che si apre come un dono di libertà, di riconciliazione e di speranza. Nell’omelia, il Pontefice ha preso le mosse dalla benedizione del libro dei Numeri («Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace» ) per ricordare che la pace autentica nasce sempre da uno sguardo di amore gratuito e disarmato.


Un momento della celebrazione nella Basilica di San Pietro
(ANSA)Un popolo liberato, una pace che nasce dalla libertà
Quella benedizione, ha spiegato Papa Leone, era rivolta a un popolo che aveva conosciuto la schiavitù e la liberazione: «Il popolo d’Israele […] era un popolo di liberati, di uomini e donne rinati dopo una lunga schiavitù grazie all’intervento di Dio e alla risposta generosa del suo servo Mosè».
Un popolo che aveva dovuto rinunciare a false sicurezze per accogliere un futuro nuovo: «Nel deserto molte delle certezze passate erano andate perdute, ma in cambio c’era la libertà», una libertà che si traduceva «in una strada aperta verso il futuro».
In questo senso, ha osservato il Papa, la pace biblica non coincide con l’assenza di problemi o con una stabilità costruita sull’oppressione, ma con una vita riconciliata, aperta al domani. È un messaggio che risuona con particolare forza nella Giornata Mondiale della Pace, mentre il mondo è segnato da conflitti, violenze e nuove forme di schiavitù.
Ogni giorno come inizio di una vita nuova
Da qui l’attualizzazione per il tempo presente: «All’inizio del nuovo anno la Liturgia ci ricorda che ogni giorno può essere, per ciascuno di noi, l’inizio di una vita nuova, grazie all’amore generoso di Dio, alla sua misericordia e alla risposta della nostra libertà». Il nuovo anno, ha aggiunto, va vissuto come «un cammino aperto, da scoprire, in cui avventurarci, per grazia, liberi e portatori di libertà, perdonati e dispensatori di perdono».
Maria, Madre del Principe della pace
Al centro della celebrazione, il mistero della Divina Maternità di Maria, intimamente legato al tema della pace. Con il suo “sì”, ha ricordato Papa Leone, Maria «ha contribuito a dare alla Fonte di ogni misericordia e benevolenza un volto umano: il volto di Gesù». È attraverso questo volto che l’amore del Padre raggiunge l’umanità e la trasforma, rendendo possibile una pace che nasce dall’incontro e non dall’imposizione.


Un Dio “disarmato e disarmante”
Richiamando sant’Agostino, il Pontefice ha sottolineato la gratuità radicale dell’amore di Dio: in Maria «il creatore dell’uomo è diventato uomo», scegliendo la via dell’umiltà per «liberare noi anche se eravamo indegni».
È qui che emerge uno dei passaggi più forti dell’omelia, al centro anche del Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace: Dio si presenta all’umanità «“disarmato e disarmante”, nudo, indifeso come un neonato nella culla».
Una scelta che interpella profondamente la storia e le relazioni umane e che indica la via per la pace: «Il mondo non si salva affilando le spade, giudicando, opprimendo, o eliminando i fratelli, ma piuttosto sforzandosi instancabilmente di comprendere, perdonare, liberare e accogliere tutti, senza calcoli e senza paura».
Maria, scuola di pace e di fiducia
Maria è la prima testimone di questo stile di Dio. «Anche Lei ha abbassato ogni difesa, rinunciando ad aspettative, pretese e garanzie, come sanno fare le mamme», consacrando la propria vita al Figlio per ridonarlo al mondo.
Nella Maternità divina, ha spiegato Papa Leone, si incontrano «due immense realtà “disarmate”: quella di Dio che rinuncia ad ogni privilegio della sua divinità […] e quella della persona che con fiducia ne abbraccia totalmente il volere».
Il presepe, icona della pace cristiana
Nel solco di questa contemplazione, il Papa ha ricordato le parole di san Giovanni Paolo II sul presepe, pronunciate proprio in occasione di una Giornata Mondiale della Pace: «La disarmante tenerezza del Bambino, la sorprendente povertà in cui Egli si trova, l’umile semplicità di Maria e Giuseppe» sono capaci di trasformare la vita e di rendere i credenti «messaggeri di salvezza».
Ripartire come i pastori
Infine, all’inizio dell’anno e «in prossimità della conclusione del Giubileo della speranza», Papa Leone ha invitato a tornare spiritualmente alla grotta di Betlemme, indicando nel presepe il segno più eloquente della pace cristiana: «Accostiamoci al Presepe, nella fede, come al luogo della pace “disarmata e disarmante” per eccellenza», per poi ripartire, come i pastori, «glorificando e lodando Dio» e portando nel mondo, anche nei contesti segnati da conflitto e divisione, la benedizione ricevuta.
Mercoledì sera, al termine del Te Deum di fine anno, il Papa si era recato davanti al Presepe allestito in piazza San Pietro per pregare e salutare i fedeli che lo aspettavano.









