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Non sono soltanto automobili. Sono testimoni di viaggi apostolici, incontri con milioni di persone e di un modo diverso di vivere il rapporto tra il Papa e i fedeli. Ai Musei Vaticani, la mostra Un secolo di papamobile ripercorre quasi cento anni di storia attraverso otto vetture Mercedes-Benz utilizzate dai Pontefici, affiancate dalla prima automobile della storia e da una moderna Classe S. L’esposizione, inaugurata mercoledì, è allestita in un padiglione vetrato nell’area del Giardino Quadrato e resterà aperta fino al 31 gennaio.


La Mercedes-Benz Nürburg 460 (W 08), donata a papa Pio XI il 23 maggio 1930, è tra le vetture esposte nella mostra
(Ufficio Stampa Mercedes-Benz AG)La prima auto di Pio XI
La storia comincia nel 1930, quando Pio XI riceve una Mercedes-Benz Nürburg 460, la prima vettura della casa automobilistica tedesca destinata al Papa. Non si tratta di un’automobile qualsiasi: è una Pullman limousine con interni rivestiti di pregiato broccato di seta, legni e metalli selezionati e un tetto decorato, pensata per rispecchiare la solennità del ruolo del Pontefice.
Per comprendere le origini di questa rivoluzione bisogna però tornare ancora più indietro, al 1886, quando Carl Benz brevetta la Patent-Motorwagen, considerata la prima automobile della storia. Anche questo modello è presente in mostra, accanto alle vetture papali, per raccontare l’evoluzione della tecnologia automobilistica.


Papa Paolo VI riceve la Mercedes-Benz 600 Landaulet il 10 settembre 1965 a Castel Gandolfo
(Ufficio Stampa Mercedes-Benz AG)Quando il Papa comincia a scendere tra la gente
La trasformazione più significativa arriva negli anni Sessanta, quando l’automobile pontificia comincia a essere concepita non soltanto come mezzo di trasporto, ma anche come strumento per avvicinare il Papa alle persone. Nel 1960 Giovanni XXIII riceve una Mercedes-Benz 300 d Landaulet, dotata di finestrini posteriori rimovibili: una soluzione che permette al Pontefice di avere un contatto più diretto con chi incontra lungo il percorso. La svolta si consolida con Paolo VI. Dopo il viaggio in Terra Santa del 1964, il primo di un Pontefice in epoca moderna fuori dall’Italia, emerge l’esigenza di vetture adatte a un ministero sempre più internazionale. Nel 1965 arriva la Mercedes-Benz 600 Pullman Landaulet, con il tetto rialzato e una capote ripiegabile che consente al Papa di mostrarsi alla folla a vettura scoperta.


La Mercedes-Benz 600 Pullman Landaulet (W 100), realizzata nel 1965 con un allestimento speciale per il Vaticano e donata a papa Paolo VI nel settembre dello stesso anno, è esposta nella mostra
(Ufficio Stampa Mercedes-Benz AG)La cupola trasparente che ha fatto la storia
È soprattutto nell’immaginario collettivo legato a Giovanni Paolo II che la papamobile assume la sua forma più riconoscibile. Nel 1980, in occasione della visita del Papa in Germania, Mercedes-Benz realizza una 230 G con un’alta cupola trasparente nella parte posteriore. La soluzione consente di proteggere il Pontefice e, nello stesso tempo, di renderlo visibile ai fedeli durante gli incontri pubblici. La sicurezza diventa una priorità, senza cancellare la possibilità di un contatto diretto con la folla. È un equilibrio delicato, che accompagna l’evoluzione delle vetture anche nei decenni successivi. Nel 1997 viene consegnata in Vaticano una Mercedes-Benz S 500 Landaulet, con capote ad azionamento idroelettrico e un ampio sedile posteriore. Nel 2002, invece, una ML 430 debutta alla Giornata mondiale della gioventù di Toronto, davanti a migliaia di giovani. Nel 2012 arriva una ML 500 destinata a Benedetto XVI, caratterizzata da superfici vetrate più ampie e luminose.


La Mercedes-Benz G 580 (W 463), papamobile del 2024, esposta alla mostra Un secolo di Papamobile ai Musei Vaticani, inaugurata il 28 ottobre 2026.
(Ufficio stampa Mercedes-Benz AG)Nessuno può occupare il sedile del Papa
Tra le curiosità raccontate durante la presentazione della mostra c’è anche la cura quasi rituale con cui vengono custodite le papamobili storiche. A Stoccarda, nelle sale in cui Mercedes-Benz conserva queste vetture, il rispetto per la loro storia si traduce in una regola precisa: nessuno può sedersi sul sedile riservato al Pontefice. Un dettaglio che restituisce il valore simbolico assunto da questi veicoli. Come ha spiegato Sandro Barbagallo, curatore delle Collezioni storiche dei Musei Vaticani, la loro funzione è profondamente pastorale: permettere al Papa di salutare e benedire, facendosi prossimo ai fedeli.


Papa Benedetto XVI a bordo della Mercedes-Benz G 500 (W 463) nel 2007
(Ufficio Stampa Mercedes-Benz AG)Dalla mobilità elettrica al messaggio di Leone XIV
La storia non si ferma alle vetture del passato. In vista del Giubileo della speranza del 2025, Mercedes-Benz ha consegnato a papa Francesco la prima papamobile completamente elettrica, raccogliendo l’invito a rendere la mobilità più sostenibile e accessibile. Un passaggio che Leone XIV ha richiamato ricevendo in udienza i dirigenti della casa automobilistica mercoledì scorso ricordando come la papamobile sia diventata, nel corso dei decenni, uno «strumento d’incontro», capace di facilitare la missione della Chiesa e di portare un messaggio di fede, speranza e carità. È questo, in fondo, il filo che lega le automobili di Pio XI a quelle contemporanee: la tecnologia cambia, le forme si trasformano, le esigenze di sicurezza si evolvono. Ma il viaggio del Papa continua ad avere come destinazione le persone.





