Nelle riflessioni di oggi, domenica della Divina Misericordia, Leone ha approfondito il discorso sulla fede prendendo spunto dal Vangelo su Tommaso: «Cari fratelli e sorelle, buona Domenica e ancora buona Pasqua! Oggi, seconda Domenica di Pasqua, dedicata da San Giovanni Paolo II alla Divina Misericordia, nel Vangelo leggiamo dell'apparizione di Gesù Risorto all'apostolo Tommaso. Il fatto avviene otto giorni dopo la Pasqua, mentre la comunità è riunita ed è lì che Tommaso incontra il Maestro, che lo invita a guardare i segni dei chiodi, a mettere la mano nella ferita del suo costato e a credere. È una scena che ci fa riflettere sul nostro incontro con Gesù Risorto.

Dove trovarlo? Come riconoscerlo? Come credere? San Giovanni, che narra l'evento, ci dà delle indicazioni precise. Tommaso incontra Gesù l'ottavo giorno nella comunità riunita e lo riconosce nei segni del suo sacrificio. Da questa esperienza scaturisce la sua professione di fede, la più alta di tutto il quarto Vangelo: “Mio Signore e mio Dio”. Certo, non è sempre facile credere. Non lo è stato per Tommaso e non lo è neanche per noi. La fede ha bisogno di essere nutrita e sostenuta. Per questo, nell'ottavo giorno, cioè ogni domenica, la Chiesa ci invita a fare come i primi discepoli, a riunirci e a celebrare insieme l'Eucaristia. In essa ascoltiamo le parole di Gesù, preghiamo, professiamo la nostra fede, condividiamo i doni di Dio nella carità, offriamo la nostra vita in unione al sacrificio di Cristo, ci nutriamo del Suo corpo e del Suo sangue per poi essere a nostra volta testimoni della Sua risurrezione, come indica il termine messa, cioè invio, missione. L'Eucaristia domenicale è indispensabile per la vita cristiana».

«Domani partirò per il viaggio apostolico in Africa», ha poi proseguito il Papa, «e proprio alcuni martiri della Chiesa Africana dei primi secoli, i martiri di Abitene, ci hanno lasciato in merito una bellissima testimonianza. Di fronte all'offerta di avere salva la vita, a patto che rinunciassero a celebrare l'Eucaristia, hanno risposto di non poter vivere senza celebrare il giorno del Signore. È lì che si nutre e cresce la nostra fede, è lì che i nostri sforzi, pur limitati, per grazia di Dio si fondano come azioni delle membra di un unico corpo, il corpo di Cristo, nella realizzazione di un unico grande progetto di salvezza che abbraccia tutto il genere umano. È attraverso l'Eucaristia che anche le nostre mani diventano mani del risorto, testimoni della sua presenza, della sua misericordia, della sua pace, nei segni del lavoro, dei sacrifici, della malattia, del passare degli anni, che spesso vi sono scolpiti come nella tenerezza di una carezza, di una stretta, di un gesto di carità. Cari fratelli e sorelle, in un mondo che ha tanto bisogno di pace, questo ci impegna più che mai ad essere assidui e fedeli al nostro incontro eucaristico con il risorto, per ripartirne come testimoni di carità e portatori di riconciliazione. Ci aiuti a farlo la Vergine Maria, beata perché per prima ha creduto senza vedere».

Dopo la recita del Regina Coeli, Leone XIV ha rinnovati gli auguri alle Chiese orientali che oggi celebrano la Pasqua secondo il calendario giuliano: «A tutte quelle comunità rivolgo il mio più cordiale augurio di pace in comunione di fede nel Signore risorto» e ha messo di nuovo al centro dell’attenzione i tanti conflitti che affliggono l’umanità: «Accompagno con una più intensa preghiera quanti soffrono a causa della guerra, in modo particolare il caro popolo ucraino. La luce di Cristo porti conforto ai cuori afflitti e rafforzi la speranza di pace. Non venga meno l'attenzione della comunità internazionale verso il dramma di questa guerra.

Anche all'amato popolo libanese sono più che mai vicino in questi giorni di dolore, di paura e di invincibile speranza in Dio. Il principio di umanità, inscritto nella coscienza di ogni persona e riconosciuto nelle leggi internazionali, comporta l'obbligo morale di proteggere la popolazione civile dagli atroci effetti della guerra. Faccio appello alle parti in conflitto a cessare il fuoco e a ricercare con urgenza una soluzione pacifica.

Mercoledì prossimo si compiono tre anni dall'inizio del sanguinoso conflitto in Sudan. Quanto soffre il popolo sudanese, vittima innocente di questo dramma disumano? Rinnovo il mio accorato appello alle parti belligeranti affinché facciano tacere le armi ed inizino senza precondizioni un sincero dialogo volto a fermare quanto prima questa guerra fratricida».

Al termine dei saluti ai gruppi riuniti in piazza San Pietro, Leone ha chiesto il sostegno della preghiera dei fedeli: «Domani partirò per un viaggio apostolico di dieci giorni in quattro paesi africani Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale. Vi chiedo per favore di accompagnarmi con le vostre preghiere. Grazie!».