Negli anni del post concilio si discuteva di «inculturazione della fede», cioè di come la fede fosse in dialogo con ogni cultura e di come essa dovesse e potesse esprimersi nella cultura delle persone del luogo. Papa Leone riprende proprio questo concetto incentrando la sua catechesi del mercoledì sul tema: Costituzione Gaudium et spes. Il rapporto tra la fede e la cultura.

«La Chiesa cattolica», spiega, «si è sempre preoccupata di accompagnare la predicazione del Vangelo con l’istituzione di scuole di ogni tipo, finalizzate ad accrescere la formazione umana, culturale e spirituale di uomini e donne dei cinque continenti. Le università medievali sono nate, come sappiamo, dal cuore della Chiesa, contribuendo in modo determinante allo sviluppo della civiltà occidentale». Nello stesso tempo «il progresso della cultura e delle conoscenze pone interrogativi sempre nuovi e più profondi, stimolando i credenti a dare ragione della loro fede. Infine, in quanto espressioni della dimensione spirituale dell’essere umano, le diverse manifestazioni della cultura contribuiscono ad aprire le menti alle perenni domande sul senso del mondo e dell’esistenza umana, preparando così ad accogliere il Vangelo di Gesù Cristo».

Leone è chiaro: «Il rapporto tra fede e cultura trova il suo fondamento principale nell’Incarnazione: se la Parola divina è diventata carne ed è venuta ad abitare in mezzo a noi, allora la fede è anch’essa una realtà incarnata, intrecciata con la cultura in cui è immersa».

La fede raggiunge le persone nel loro ambiente di vita «fatto di parole umane, di tradizioni, di senso religioso, di arte e di poesia, di pensiero e di scienza». Per questo può «incarnarsi in ogni cultura, perché non si identifica con nessuna di esse in modo specifico». Le abita dall’interno, le informa di carità e servizio. «La Chiesa», insiste, «coglie nelle diverse culture ciò che vi è di buono, di bello e di vero, per incarnare e trasmettere il messaggio del Vangelo». Inoltre, come spiega la Gaudium et Spes, la Chiesa, «essendo “inviata a tutti i popoli di qualsiasi tempo e di qualsiasi luogo, non è legata in modo esclusivo e indissolubile a nessuna razza o nazione, a nessun particolare modo di vivere, a nessuna consuetudine antica o recente. Fedele alla propria tradizione e nello stesso tempo cosciente dell’universalità della sua missione, può entrare in comunione con le diverse forme di cultura; tale comunione arricchisce tanto la Chiesa stessa quanto le varie culture”». La Chiesa inoltre promuove la cultura, il superamento dell’analfabetismo e l’accesso all’istruzione, in particolare delle donne. Il Papa riprende anche l’appello rivolto ai teologi perché «si studino di collaborare con gli uomini che eccellono nelle altre scienze, mettendo in comune le loro forze e opinioni. La ricerca teologica, mentre persegue la conoscenza profonda della verità rivelata, non trascuri il contatto con il proprio tempo, per poter aiutare gli uomini competenti nelle varie branche del sapere ad acquistare una più piena conoscenza della fede».

Il Concilio, sottolinea il Pontefice, «ci raccomanda di non vivere la fede in uno spirito di contrapposizione o di ostilità nei confronti del mondo, della cultura e delle sue espressioni umane». Anzi, la Gaudium et spes esorta i fedeli a vivere «in strettissima unione con gli uomini del loro tempo» e chiede che «si sforzino di penetrare perfettamente il loro modo di pensare e di sentire, quali si esprimono mediante la cultura».

Una sintesi tra fede e cultura, dice infine, è «una condizione necessaria per la perseveranza nella vocazione cristiana, ma anche un requisito indispensabile per testimoniare la fede al mondo e comunicarla agli altri in modo credibile».