Una lezione sulla dignità umana e sull’importanza di non separare anima e corpo riducendo quest’ultimo o a oggetto di consumo o disprezzandolo. Papa Leone parla a una piazza piena dove sono presenti, e il Pontefice li ringrazia particolarmente, i membri del Comitato Direttivo della “Piattaforma Interreligiosa per il Dialogo e la Cooperazione nel Mondo Arabo”. Loda la loro collaborazione con “il Centro Internazionale Re Abdullah bin Abdulaziz per il Dialogo Interreligioso e Interculturale” pregando «affinché i vostri sforzi per promuovere la convivenza pacifica nella regione araba portino davvero molti frutti»

La catechesi del giorno continua la spiegazione della Costituzione pastorale Gaudium et spes soffermandosi sul tema “La dignità umana: dono e responsabilità” e ricorda che essa sottolinea, al primo capitolo, che la dignità umana «è base e condizione di quei “valori che oggi sono più stimati”, ma necessitano di non perdere il rapporto con “la loro divina sorgente”, per sottrarsi alle possibili distorsioni dovute alla “corruzione del cuore umano”».

A questo proposito il Pontefice, pur apprezzando il lavoro di questi anni che «ha permesso di evidenziare i tratti e i diritti fondamentali della dignità della persona» come «una delle pagine più significative della storia umana», sottolinea che si tratta di un cammino non ancora terminato e che oggi «deve affrontare contraddizioni, vecchie e nuove, che ne impediscono una piena attuazione».

A questo cammino la Chiesa offre il suo contributo ricordando che la dignità di ciascuno deriva dal semplice fatto di essere persona. Leone riprende le parole della sua enciclica Magnifica humanitas per sottolineare che «Ogni persona è pensata e voluta da Dio per entrare in una storia di comunione con Lui, con gli altri e con il creato. La sua dignità non dipende dalle capacità che possiede, dalle ricchezze o dal ruolo che ricopre, dalle scelte giuste o sbagliate che compie, ma è un dono che la precede e la eccede, posto da Dio come espressione del suo amore che non viene mai meno». La dignità, dunque, non dipende da capacitò personali, da ricchezze, da potere, ma dall’essere fatta «“ad immagine di Dio” capace di conoscere e di amare il suo Creatore». E dunque per essere «progetto e dono di amore che trascende le altre realtà create, le quali sono affidate alla sua cura “per governarle e servirsene a gloria di Dio”».

La fede allora ci fa comprendere meglio «il fondamento ultimo della dignità della persona, in quanto il Figlio “rivelando il mistero del Padre e del suo amore svela anche pienamente l’uomo a sé stesso e gli manifesta la sua altissima vocazione”».

La persona è sempre in relazione con Dio e con gli altri, ed «esclude chiusure autoreferenziali. Essere persona significa percepire sé stessi come dono da condividere, crescendo e maturando nell’accoglienza, nella reciprocità, nel servizio».

E se la dignità è affidata alla responsabilità di ciascuno, richiede però anche «solidarietà e cura reciproca, superando le numerose falsificazioni e manipolazioni che tuttora ne deturpano la percezione e ne ostacolano la realizzazione. Infatti, per le scelte contro la sua dignità operate lungo la storia, ancora oggi “l’uomo si trova diviso in sé stesso” e “tutta la vita umana, sia individuale che collettiva, presenta i caratteri di una lotta drammatica tra il bene e il male, tra la luce e le tenebre”». Una situazione che non deve farci disperare perché «il Signore stesso è venuto a liberare l’uomo e a dargli forza, rinnovandolo nell’intimo e scacciando fuori “il prìncipe di questo mondo”, che lo teneva schiavo del peccato».

Seguendo gli insegnamenti della Gaudium et spes, inoltre, va superata la visione dualistica della persona. L’essere umano infatti è «unità di anima e corpo». Per questo il corpo non va disprezzato, ma neppure ridotto a «“oggetto”, di cui disporre arbitrariamente». La Costituzione ci invita a «”considerare buono e degno di onore il proprio corpo, appunto perché creato da Dio e destinato alla risurrezione nell’ultimo giorno”, vigilando che esso non “si renda schiavo delle perverse inclinazioni del cuore” dal momento che tutti noi siamo feriti dal peccato.

Infine, il documento richiama tre espressioni della persona che la caratterizzano: «l’intelligenza, che rende l’essere umano cercatore insaziabile della verità (n. 15); la coscienza, per mezzo della quale egli dà unità e senso alla propria vita (n. 16); la libertà, che lo rende protagonista responsabile delle proprie decisioni (n. 17)». Dimensioni, conclude il Pontefice, connesse tra loro perché «è nella coscienza che la verità viene riconosciuta come tale e la libertà può sperimentarla come suo fondamento e possibilità. Lo Spirito Santo, che dà vita in Cristo, ci rende liberi e ci assicura costantemente della nostra dignità di figli di Dio, affrancandoci dalla paura e guidandoci verso la meta ultima, quella vita in pienezza oltre la morte che il Cristo ci ha promesso: solo in Lui trova vera luce il mistero dell’uomo, da Lui riceviamo luce sull’enigma del dolore e della morte e con Lui andiamo incontro alla risurrezione». Ed è per questo che, consapevoli di aver «ricevuto una dignità unica e indelebile» dobbiamo impegnarci a «promuoverla e difenderla sempre, con la luce e la forza del Vangelo».