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L’attività umana e Dio non sono in contrapposizione. Tutt’altro. Lo spiega bene la Gaudium et spes nel terzo capitolo, quello che, con un «titolo attraente», come spiega papa Leone, parla dell’«attività umana nell’universo». Continuando la catechesi sulla Costituzione pastorale il Pontefice sottolinea che «la domanda di fondo è: qual è il valore dell’attività umana nel mondo e quindi del progresso tecnico, sociale, scientifico?». Ricorda che appena quattro anni dopo la chiusura del Concilio Vaticano II, l’uomo avrebbe messo piede sulla Luca. Perché l’essere umano, «creato a immagine e somiglianza di Dio» è «soggetto di progresso. Con la libertà e l’intelligenza egli aumenta le proprie conoscenze, facendo così progredire l’intera società. Lo vediamo facilmente considerando i miglioramenti nelle condizioni di vita nel succedersi delle generazioni».
Il punto vero, però, è di non considerare l’ingegno umano come contrapposto a Dio, come se le vittorie dell’umanità indebolissero il rapporto con Dio. Eppure «alcuni pensatori hanno presentato il progresso tecnico-scientifico addirittura come antagonista rispetto alla fede cristiana. E questa lettura ha provocato un cambiamento di sguardo sul mondo da parte dell’uomo contemporaneo, rispetto alle epoche precedenti». Questo è un pregiudizio che si afferma soprattutto nell’umanesimo post cristiano «dove l’essere umano e Dio vengono erroneamente presentati come rivali: per affermare le sue conoscenze, la sua libertà e il suo progresso, l’uomo dovrebbe emanciparsi da Dio. Alla fine però, negando la relazione con Dio, si perde anche la possibilità di affermare il valore trascendente della persona umana». È quello che De Lubac chiamava «il “dramma dell’umanesimo ateo”». Il Concilio, invece, afferma che «considerata in se stessa, l’attività umana individuale e collettiva, ossia quell’ingente sforzo col quale gli uomini nel corso dei secoli cercano di migliorare le proprie condizioni di vita, corrisponde alle intenzioni di Dio». Anzi, il testo sottolinea che «i cristiani non si sognano nemmeno di contrapporre i prodotti dell’ingegno e del coraggio dell’uomo alla potenza di Dio, quasi che la creatura razionale sia rivale del Creatore; al contrario, sono persuasi piuttosto che le vittorie dell’umanità sono segno della grandezza di Dio e frutto del suo ineffabile disegno». Dio, dice, dunque, il Pontefice «ha posto nelle mani dell’uomo e della donna un creato ancora in statu viae, cioè in cammino, in crescita, perché essi lo conducano a compimento mediante la loro saggia attività».
L’umanità, quindi, «e con essa il lavoro, il progresso e l’autonomia delle realtà create – non viene assorbita o annullata dall’incontro con Dio, bensì assunta nella sua interezza, continuando ad essere, in Cristo, libera e operosa: infatti, è in Lui che essa trova piena verità e libertà. Inoltre, nella celebrazione eucaristica, il frutto del lavoro umano, rappresentato dal pane e dal vino, viene posto ogni giorno sull’altare, per essere trasformato nel Corpo e nel Sangue di Cristo».
Leone sottolinea che per incontrare Dio l’uomo «non deve abbandonare le occupazioni terrene, ma può vivere pienamente la propria vocazione svolgendo bene il lavoro quotidiano e santificandolo». I cristiani sono pienamente «coinvolti come tutti nell’edificazione della città degli uomini, puntando al fine di tutte le cose e all’incontro con Dio, e ricordando questo fine ultimo a coloro con cui condividono l’avventura del progresso, della scienza e della vita».
Questo progresso, però, per non essere contro l’umanità, deve contribuire a ordinarla meglio. «Tutti i buoni frutti della natura e della nostra operosità, dopo che li avremo diffusi sulla terra nello Spirito del Signore e secondo il suo precetto, li ritroveremo poi di nuovo, ma purificati da ogni macchia, illuminati e trasfigurati».
La bussola è, come sempre, la carità. È la carità che deve orientare il progresso tecnico scientifico. «Il Concilio Vaticano II», dice infine Leone, «ci invita a condividere il pane del sapere e del saper-fare, perché ogni uomo e ogni popolo possa sviluppare le sue potenzialità e insieme possiamo costruire, con l’aiuto di Dio, un futuro migliore».
Al termine dell’udienza il Pontefice ha ricordato che il prossimo 27 settembre sarà la giornata del migrante e del rifugiato e ha fatto appello a tutelare i nostri fratelli, in particolare i minori non accompagnati. E a farsi carico di qunti rischiano di morire per raggiungere l’Europa.



