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Leone XIV (Ansa/Fabio Frustaci)
Un discorso lungo e accorato ha posto termine alla veglia di preghiera voluta dal Papa in San Pietro. Diversi i passaggi che hanno spinto i fedeli alla meditazione e alla preghiera. Eccone alcuni:
«Cari fratelli e sorelle, la vostra preghiera è espressione di quella fede che, secondo la parola di Gesù, sposta le montagne. Grazie per aver accolto questo invito, radunandovi qui, presso la tomba di San Pietro e in tanti altri luoghi nel mondo, a invocare la pace. La guerra divide, la speranza unisce, la prepotenza calpesta, l'amore solleva, l'idolatrìa acceca, il Dio vivente illumina.
Basta un poco di fede, una briciola di fede, carissimi, per affrontare insieme, come umanità e con umanità, quest'ora drammatica della storia. La preghiera, infatti, non è rifugio per sottrarci alle nostre irresponsabilità, non è anestetico per evitare il dolore che tante ingiustizie scatena, è invece la più gratuita, universale e dirompente risposta alla morte».
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La preghiera ci educa ad agire, le limitate possibilità umane si congiungono nella preghiera alle infinite possibilità di Dio. Pensieri, parole e opere infrangono allora la demoniaca catena del male e si mettono al servizio del regno di Dio, un regno in cui non c'è spada, né drone, né vendetta, né banalizzazione del male, né ingiusto profitto, ma solo dignità, comprensione, perdono. Abbiamo qui un argine a quel delirio di onnipotenza che attorno a noi si fa sempre più imprevedibile e aggressivo.
Gli equilibri nella famiglia umana sono gravemente destabilizzati, viene trascinato nei discorsi di morte persino il nome santo di Dio, il Dio della vita. Scompare, allora, un mondo di fratelli e sorelle con un solo padre nei cieli e, come in un incubo notturno, la realtà si popola di nemici. Ovunque si avvertono minacce, invece di chiamate all'ascolto e all'incontro.


Fratelli e sorelle, chi prega ha coscienza del proprio limite, non uccide e non minaccia alla morte. Invece alla morte è asservito chi ha volto le spalle al Dio vivente per fare di se stesso e del proprio potere l'idolo muto, cieco e sordo, cui sacrificare ogni valore e pretendere che il mondo intero pieghi il ginocchio. Basta con l'idolatria di se stessi e del denaro, basta con l'esibizione della forza, basta con la guerra, la vera forza si manifesta nel servire la vita.
San Giovanni XXIII con semplicità evangelica scrisse: “Dalla pace tutti traggono vantaggi: individui, famiglie, popoli, l'intera famiglia umana” e ripetendo le parole lapidarie del Pio XII aggiungeva, “nulla è perduto con la pace, tutto può essere perduto con la guerra”. Uniamo dunque le energie morali e spirituali di milioni, miliardi di uomini e donne, di anziani e di giovani che oggi credono alla pace, che oggi scelgono la pace, che curano le ferite e riparano i danni lasciati dalla follia della guerra.
Ricevo tante lettere di bambini da nazioni in conflitto, leggendole si percepisce con la verità dell'innocenza tutto l'orrore e la disumanità di azioni che alcuni adulti vantano con orgoglio. Ascoltiamo la voce dei bambini.
Cari fratelli e sorelle, certo vi sono inderogabili responsabilità dei governanti delle nazioni. A loro gridiamo se deliberano azioni di morte, vi è però non meno grande la responsabilità di tutti noi, uomini e donne di tanti paesi diversi. Un'immensa moltitudine che ripudia la guerra, coi fatti, non solo a parole. La preghiera ci impegna a convertire ciò che resta di violento nei nostri cuori e nelle nostre menti. Convertiamoci a un regno di pace che si edifica giorno per giorno, nelle case, nelle scuole, nei quartieri, nelle comunità civili e religiose, rubando terreno alla polemica e alla rassegnazione con amicizia e la cultura dell'incontro.
Torniamo a credere nell'amore, nella moderazione, nella buona politica. Formiamoci e giochiamoci in prima persona, ciascuno rispondendo alla propria vocazione. Ognuno ha il suo posto nel mosaico della pace.
Il Rosario, come altre antichissime forme di preghiere, ci ha uniti stasera nel suo ritmo regolare, impostato sulla ripetizione. La pace si fa spazio così, parola dopo parola, gesto dopo gesto, come una roccia si scava goccia dopo goccia, come al telaio la tessitura avanza movimento dopo movimento. Sono i tempi lunghi della vita, segno della pazienza di Dio.
Abbiamo bisogno di non farci travolgere dall'accelerazione di un mondo che non sa cosa rincorre, per tornare a servire il ritmo della vita, l'armonia della creazione e curarne le ferite, come ci ha insegnato Papa Francesco. C'è bisogno di artigiani di pace disposti ad avviare processi di guarigione e di rinnovato incontro con ingegno e audacia. C'è infatti un'architettura della pace nella quale intervengono le varie istituzioni della società, ciascuna secondo la propria competenza, però c'è anche un artigianato della pace che ci coinvolge.
Cari fratelli e sorelle, torniamo a casa con questo impegno di pregare sempre, senza stancarci, e di profonda conversione del cuore.
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Oggi, più che mai infatti, occorre mostrare che la pace non è un'utopia. Fratelli e sorelle di ogni lingua, popolo e nazione, siamo una sola famiglia che piange, che spera e che si rialza. Mai più la guerra avventura senza ritorno, mai più la guerra spirale di lutti e di violenza.
Carissimi, la pace sia con tutti voi, è la pace di Cristo risorto, frutto del suo sacrificio d'amore sulla croce. Per questo a Lui rivolgiamo la nostra supplica:
Signore Gesù, Tu hai vinto la morte senza armi né violenza. Hai dissolto il suo potere con la forza della pace. Donaci la Tua pace, come le donne incerte nel mattino di Pasqua, come i discepoli nazionali scosti e spaventati.
Manda il Tuo spirito, respiro che dà vita, che riconcilia, che rende fratelli e sorelle gli avversari e i nemici. Ispiraci la fiducia di Maria, Tua madre, che col cuore straziato stava sotto la Tua croce, salda nella fede che saresti risorto.
La follia della guerra abbia termine e la terra sia curata e coltivata da chi ancora sa generare, sa custodire, sa amare la vita. Ascoltaci, Signore della vita.





