Epicoco, Gesù veramente

Gv 14,7-14 - Sant’Atanasio, Vescovo e Dottore della Chiesa - Memoria

«Signore, mostraci il Padre e ci basta». Questa richiesta di Filippo è profondamente umana. È il desiderio di arrivare finalmente a Dio, di vedere, di avere una certezza. Ma la risposta di Gesù è sorprendente: «Chi ha visto me ha visto il Padre».

È una rivoluzione nel nostro modo di pensare la fede. Perché spesso anche noi diciamo di credere in Dio, ma rischiamo di riferirci a un’idea vaga, astratta, quasi indefinita. Una credenza che resta lontana dalla vita. Gesù, invece, ci riporta a qualcosa di preciso: Dio ha un volto. E quel volto è il suo. Non dobbiamo immaginare Dio, né costruircelo nella nostra mente. Dobbiamo guardare a Cristo. Per un cristiano, credere in Dio significa credere in Gesù. Significa riconoscere in Lui la rivelazione piena del Padre. È nella sua vita, nei suoi gesti, nelle sue parole che possiamo comprendere chi è Dio.

Questo cambia tutto. Perché non si tratta più di aderire a qualcosa di indefinito, ma di entrare in relazione con qualcuno. Non una teoria, ma una presenza. Dio non è un’ipotesi lontana nell’universo. Non è qualcosa di impersonale. Per noi cristiani ha un nome e un volto. È Gesù. E allora la fede diventa concreta. Diventa un cammino in cui impariamo a guardare, ad ascoltare, a seguire Lui. Perché è in Lui che il mistero di Dio si rende vicino, comprensibile, accessibile.