Matteo 4,12-17.23-25 – Feria propria del 7 gennaio

“Gesù andava attorno per tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe e predicando la buona novella del regno e curando ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo”.

È bello l’accostamento che il Vangelo di oggi fa rispetto all’insegnamento di Gesù. Sembra quasi volerci dire che la parola di Gesù non è semplicemente una parola informativa, ma una parola curativa. Gesù insegna e guarisce contemporaneamente.

Noi cristiani molto spesso abbiamo dimenticato questo legame profondo che esiste tra la parola di Gesù e la possibilità di una guarigione. Infatti, la frequenza della parola di Dio non è un fatto magico, né semplicemente un fatto intellettuale, ma è la possibilità di credere che quella parola ha il potere di entrare nel cuore, di donargli luce, di metterlo nella condizione di un cambiamento, di una guarigione, di una decisione. Frequentare la Parola di Dio è come sottoporsi costantemente a una forma di latente esorcismo. Infatti la Parola ha il potere di liberare le persone, perché cambia loro lo sguardo, dona a loro un altra mentalità, aumenta il dono della fede.

Certo, se lasciata da sola la Parola può diventare pericolosa perché essa ha senso solo se favorisce un incontro. Per noi cristiani l’incontro reale accade nei sacramenti, nell’umanità ferita dei fratelli, in ogni circostanza della vita quando essa viene accolta come volontà di Dio. Senza la Parola siamo ciechi, ma se la Parola aprisse i nostri occhi, a nulla servirebbe vedere senza riconoscere e accogliere dentro la propria vita la presenza reale di Cristo.

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