Lc 5,33-39 - Venerdì della XXII Settimana del Tempo Ordinario - Anno Dispari - (5 settembre 2025)

«I discepoli di Giovanni digiunano spesso e fanno orazioni; così pure i discepoli dei farisei; invece i tuoi mangiano e bevono!». È questa la critica che viene mossa da Gesù nella pagina del Vangelo di oggi. A pensarci bene anche noi che siamo i suoi discepoli possiamo aver portato nel nostro modo di vivere la fede la modalità dei discepoli del Battista e dei farisei: molte preghiere, digiuni e pratiche religiose.

Ma è questo che aveva in mente Gesù per noi? Il cristianesimo non è un insieme di pratiche religiose, ma una relazione con Lui che è il Figlio di Dio. Se dici tante preghiere, fai tanti digiuni ma non consideri Gesù qualcuno da amare e da cui lasciarti amare, allora non hai compreso ancora il Vangelo. Per questo l’atteggiamento più vero della fede cristiana è la relazione di bene che si viene a creare con Gesù. E come ogni relazione a volte si gioisce e a volte si soffre, ma è la relazione ciò che conta. Se dici 500 ave marie ma non sai parlare a Gesù come ad un amico, a cosa può giovarti quel numero gigante di preghiere? Cosa significa che dobbiamo abbandonare le preghiere, i digiuni e le altre pratiche cristiane?

Assolutamente no, ma dobbiamo trasformarle in un modo di esprimere l’amore e l’intimità con Dio, e non in una pratica esteriore tipica del paganesimo ma indegna per un cristiano che ha veramente conosciuto il Vangelo. Se io voglio bene a qualcuno troverò migliaia di modi per esprimere questo bene. Ma migliaia di modi non possono sostituirsi al bene, né crearlo. Siamo amici di Cristo o semplici devoti?

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