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Nella festa del Sacratissimo Cuore di Gesù ci affacciamo in uno dei misteri più grandi della nostra fede. L’amore che Dio ha per noi è un oceano immenso incontenibile a qualunque nostro tentativo di spiegazione. Il Vangelo di Giovanni ci aiuta a sbirciare questa immensità collocandoci nella scena finale della crocifissione di Gesù: “Venuti però da Gesù e vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua”. Anche da morto Gesù continua a donare, anche da sconfitto Egli continua a salvare.
Il sangue e l’acqua sono simbolo dei sacramenti, ed essi altro non sono che la forma materiale dell’Amore di Dio. Infatti per noi l’amore può essere solo un sentimento, in Dio invece l’Amore è qualcosa di così concreto a cui possiamo accostarci con tutta la nostra concretezza. In questo senso per noi cattolici la centralità dei sacramenti non è un opzional. È lì che noi ci giochiamo l’esperienza dell’Amore di Dio. Possiamo passare tutta la vita lasciandoci raggiungere dal messaggio di essere amati, ma tutto cambia quando l’Amore diventa un’esperienza. Se riscopriamo l’Amore di Cristo allora guardiamo in maniera nuova anche la vita sacramentale.
In particolare è l’Eucarestia il punto più centrale di questo Amore, il Suo vero Cuore. Lì non abbiamo una semplice rappresentazione, ma abbiamo davvero tutto il Suo Amore. Sarebbe bello ritornare a questo centro, e rimetterlo a centro. Anche visivamente troppe volte abbiamo marginalizzato questo Cuore. Non si tratta di essere sentimentalisti, ma essenzialisti. Infatti l’Amore di Cristo è l’essenziale di cui tutti noi abbiamo bisogno per poter vivere. Il resto potrebbe anche non esserci.
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