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La festa di San Luca Evangelista ci fa leggere questa accorata richiesta di Gesù di pregare perché c’è una grande sproporzione tra il lavoro che il mondo ci mette davanti e le nostre forze. Come Chiesa non dobbiamo mai dimenticare che le cose si affrontano sempre chiedendo innanzitutto a Dio di aiutarci e non semplicemente ingegnandoci da soli nel trovare una soluzione. E tutto ciò lo si vede dal fatto che nel chiedere al Signore di chiamare quante più persone possibili ad aprire gli occhi, mettersi a servizio, ad operare per questo progetto di amore di pace che gli ha sull’umanità, il punto vero di svolta lo si vede sulla grande fiducia che bisogna avere nei confronti di Dio e non nei propri mezzi.
Egli lo dice apertamente che è pericoloso vivere come agnelli in mezzo a lupi, ma se noi facciamo memoria che è lui ad averci mandati allora va bene accettare anche questo pericolo. Egli sa bene che il vero scopo dell’opera cristiana è portare la pace, è intercettare i figli della pace, perché un cristianesimo che fomenta le lotte, le divisioni non è il cristianesimo di Gesù Cristo. Egli sa bene che la vera forza di un discepolo, cioè di un cristiano a cui funziona bene il battesimo, non è nelle risorse materiali, ma nella totale fiducia nella provvidenza di Dio.
Sembra quasi che questa pagina del Vangelo che ci fa festeggiare l’evangelista Luca voglia dirci che fondamentalmente siamo pochi, operiamo in un contesto pericoloso, e non abbiamo tutte le risorse che ci servono, eppure il miracolo di annunciare la buona novella accade continuamente proprio perché siamo pochi, in pericolo e senza risorse, ma allo stesso tempo completamente abbandonati nelle mani di Dio. Non è forse questa una buona notizia? Non è forse questo il cuore del Vangelo?
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