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Mt 11,25-30 - Santa Caterina da Siena, Vergine e Dottore della Chiesa. Patrona d’Italia e d’Europa – Festa
È bello leggere questo brano del Vangelo di Matteo nel giorno della festa di santa Caterina da Siena. La grandezza di questa donna sta proprio nel suo essersi fatta piccola e umile. È questo svuotamento del proprio io che permette alla grazia di Dio di abitare in una persona e di renderla luminosa.
Quando una vita si apre così, diventa capace di essere aiuto per gli altri. Essere dottori della Chiesa, infatti, non significa semplicemente conoscere la dottrina, ma indicare una strada. Significa rendere visibile, attraverso la propria esperienza, un cammino che anche altri possano percorrere. C’è poi un altro aspetto decisivo. Chi si svuota del proprio io non resta nel vuoto, ma si scopre nelle mani di qualcuno. È come sentirsi portati. È prendere sul serio le parole di Gesù: «Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore». Queste parole non sono un invito generico, ma una promessa concreta.
La vita, quando la portiamo da soli, pesa. Diventa faticosa, schiacciante, difficile da sostenere. Ma quando la portiamo insieme a Cristo, cambia. Il peso viene condiviso, e ciò che sembrava insopportabile diventa attraversabile. Santa Caterina ci ricorda proprio questo: la vera forza nasce dall’umiltà. Non dal protagonismo, ma dall’abbandono fiducioso. È lì che la vita diventa feconda, capace di luce, capace di aiutare davvero anche gli altri. Chi è troppo pieno di sé non soltanto non è di aiuto agli altri, ma molto spesso è anche molto infelice e insoddisfatto e fa pagare la propria infelicità e insoddisfazione agli altri.





