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Effettivamente l’atteggiamento dei discepoli non è particolarmente irreprensibile. Ecco perché nel Vangelo di oggi vengono additati come trasgressori della sacralità del sabato. Ma Gesù prende le loro difese, e lo fa per un motivo molto semplice: nella vita è importante avere degli schemi, ma gli schemi non possono prendere il sopravvento sulla vita.
Anche nelle nostre famiglie o nelle nostre comunità abbiamo schemi e prassi che possono diventare così rigidi da perdere di significato. Dobbiamo sempre domandarci se quegli schemi e quelle prassi sono ancora di aiuto, sono umanizzanti o sono solo paletti messi lì per abitudine. La vita è sempre qualcosa di vivo e non può essere addomesticata con dei recinti invalicabili. Il motivo per cui Dio dona il sabato al popolo di Israele è ricordare loro che non sono più schiavi, che sono liberi e almeno un giorno la settimana devono essere liberi da tutto ciò che li obbliga, soprattutto in termini di fatica e lavoro.
Ma se anche il sabato si trasforma in un obbligo, in un’ansia, non è esattamente la negazione del suo significato primordiale? Chi è il vero eretico: chi difende come un talebano il sabato, o chi ricorda che il sabato è fatto per ricordarsi di essere liberi?
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