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Mc 11,11-25 - Venerdì della VIII Settimana del Tempo Ordinario
La pagina del Vangelo di oggi potrebbe sembrare, a una lettura superficiale, il racconto di una giornata storta di Gesù. Prima il fico maledetto perché non porta frutto, poi il gesto duro nel Tempio contro i mercanti. Ma in realtà qui non si parla di umori o di reazioni impulsive.
Gesù sta toccando qualcosa di molto più profondo. Il fico pieno di foglie ma senza frutti diventa il simbolo di una vita che vive di apparenza. Certamente, dal punto di vista naturale, un fico fuori stagione potrebbe anche non avere frutti. Ma Gesù vuole provocare i suoi discepoli su un altro piano: non esiste un tempo giusto per convertirsi rimandato sempre a domani. Molto spesso pensiamo che un giorno prenderemo sul serio il Vangelo, un giorno cambieremo vita, un giorno diventeremo migliori. Nel frattempo ci accontentiamo delle foglie, cioè dell’apparenza, delle intenzioni, delle promesse mai realizzate.
Gesù invece ci ricorda che il tempo dei frutti è sempre il presente. La vita vera accade adesso. La santità non è qualcosa da rimandare a quando tutto sarà perfetto. E subito dopo il Vangelo ci mostra Gesù che scaccia i mercanti dal Tempio. Anche questo gesto va capito bene. Non è uno sfogo di rabbia, ma una denuncia molto chiara: l’amore non può essere trasformato in commercio. Con Dio non si compra e non si vende nulla. Non si può vivere la fede come uno scambio di interessi, come una trattativa religiosa.
Dio ama gratuitamente e chiede a noi di imparare la stessa gratuità. Quando la fede diventa calcolo, convenienza o ricerca di vantaggi, smette di essere fede evangelica. Rimane soltanto una religiosità esteriore, in pratica siamo solo dei pagani travestiti da gente religiosa.






