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Mt 12,46-50 - Martedì della XVI Settimana del Tempo Ordinario
Un gesto quasi occasionale diventa per Gesù l'occasione per consegnarci una grande lezione. Mentre sta parlando alla folla, sua madre e i suoi parenti cercano di incontrarlo. Qualcuno glielo fa presente, ma Gesù risponde con parole che, a prima vista, potrebbero sembrare quasi uno sgarbo: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Poi, indicando i suoi discepoli, aggiunge: «Chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me fratello, sorella e madre».
In realtà Gesù non sta prendendo le distanze da sua madre. Al contrario, sta dicendo qualcosa che proprio Maria ha vissuto prima e meglio di tutti. Maria appartiene a Cristo non soltanto perché lo ha generato nella carne, ma perché ha fatto della volontà di Dio il centro della propria esistenza. Il suo «Eccomi» è la forma più alta di questa appartenenza. La buona notizia del Vangelo di oggi è allora straordinaria. Possiamo essere nati duemila anni dopo Gesù, vivere dall'altra parte del mondo, parlare un'altra lingua e non appartenere al suo popolo secondo la carne, eppure possiamo diventare suoi familiari.
La familiarità con Cristo non dipende dalla distanza geografica o temporale, ma dalla disponibilità a fare la volontà del Padre. Questo significa anche che non si è cristiani semplicemente per un'etichetta, per una tradizione ricevuta o per una dichiarazione di appartenenza. Il cristianesimo si misura nella concretezza delle scelte. Possiamo pronunciare molte parole su Dio e vivere come se Dio non esistesse. E possiamo incontrare persone che magari non possiedono il nostro linguaggio religioso, e che noi immaginiamo come lontani, ma che attraverso il bene che scelgono, la verità che cercano e l'amore che praticano ci provocano profondamente perché nei fatti sono più cristiani di noi.






