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Gv 15,1-8 - Mercoledì della V Settimana di Pasqua
Due immagini potenti ci vengono consegnate dalla pagina del Vangelo di oggi. La prima è quella della vita: «Io sono la vite, voi i tralci». Il Padre è il vignaiolo e ciascuno di noi è un tralcio chiamato a rimanere unito a Cristo. Ma un tralcio può anche non portare frutto, e per questo ha bisogno di essere potato.
La potatura è un taglio, e ogni taglio, nella vita, fa male. Eppure non tutti i tagli sono distruttivi. Alcuni sono necessari, perché liberano la pianta da ciò che è superfluo e la rendono capace di fruttificare. Quante volte anche noi facciamo esperienza di “tagli”: situazioni che non abbiamo scelto, rinunce, perdite, cambiamenti. Se siamo uniti a Cristo, quei tagli non ci distruggono, ma ci purificano. Ci aiutano a smettere di vivere di apparenza, di foglie, e ci orientano verso ciò che conta davvero: il frutto. Ma c’è anche un altro tipo di taglio, quello che separa dalla vite. E allora il tralcio si secca. Senza il legame con Cristo, la vita perde la sua linfa. Per questo Gesù dice una parola chiara: «Senza di me non potete far nulla».
Non è una condanna, ma una verità. Non significa che siamo incapaci di agire, ma che senza di Lui rischiamo di perdere il senso, la profondità, la vita vera. È come una pianta senza acqua: può resistere per un po’, ma non può vivere davvero. Cristo è ciò che dà vita alla nostra vita. E tuttavia dobbiamo riconoscere con lealtà che Dio può raggiungere una persona anche per vie misteriose. Ci sono persone che incontriamo e che sono profondamente vive, autentiche, luminose. Il loro segreto, in fondo, è sempre Cristo, anche quando non ne hanno piena consapevolezza.





