Se non possiamo porre, perché di questi tempi rischia di esporci all’accusa di generalizzare, la questione morale nel rapporto tra politica, magistratura e informazione, poniamo almeno la questione civile, che attiene all’articolo 54 della Costituzione: “Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi. I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge”.

Disciplina e onore, non sono qualcosa che si possa circoscrivere minutamente per legge, sono qualcosa che attiene al modo di essere nelle istituzioni e di ricordarsi di ciò che si rappresenta quando si cessa di essere soltanto privati cittadini… Qualcosa che attiene al kantiano: il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me.  

Disciplina e onore dovrebbero indurre la politica, da una parte, a non agitare complotti, neanche sottovoce nei corridoi, ogni volta che un’indagine o un provvedimento della magistratura sbarcano nella sua parte di giardino, dall’altra a non tentare di annettersi l’arbitro ogni volta che fischia nel campo dell’avversario.  

Disciplina e onore dovrebbero indurre i componenti del Consiglio superiore della magistratura (anche quelli laici di nomina politica) ad  attenersi rigorosamente alle funzioni del Consiglio evitando di esorbitare provando a “processare” indagini in corso.  

Disciplina e onore dovrebbero suggerire ai magistrati, membri del Consiglio e no, fatta salva la libertà di espressione, di usare a sé stessi e a noi la cautela di sorvegliare con rigore le proprie parole pubbliche, misurandole alla propria funzione, e di tenersi a distanza da “colloqui informali”,  almeno per non esporsi al rischio di strumentalizzazioni. Ne va del prestigio non solo del singolo magistrato ma dell’ordine giudiziario intero e della normale dialettica tra i poteri.  

Diversamente, se nessuno prova ad autodisciplinarsi, si rischia che tutto il dibattito si sposti dal merito dei problemi (si tratti di Costituzione o di corruzione) al polverone che se ne fa. Ma non sarà con gli stracci che volano (talvolta con la complicità di parte dell’informazione che li rilancia con l’effetto), che si risolveranno i guai che ci attanagliano. Così si ottiene solo di confondere le idee ai cittadini, di alimentarne la sfiducia nello Stato, di disincentivarne l’impegno per il bene comune.