Sembra quasi di assistere a un filmato in tre atti la cui sceneggiatura è stata stesa dall’evangelista Giovanni in una delle sue prime pagine (1,35-51). Gesù incrocia per strada il Battista accompagnato da due suoi discepoli. Costui lo fissa ed esclama: «Ecco l’agnello di Dio!».

Gesù procede oltre, ma sente alle spalle i passi dei due che lo stanno seguendo, si volta e chiede loro: «Che cosa cercate?». E i due replicano: «Rabbì, dove abiti?». E Gesù: «Venite a vedere». Lo seguono fino alla sua residenza: l’evangelista nota anche l’ora pomeridiana, le quattro (l’«ora decima» secondo l’antico computo).

Il dialogo, pur nella sua essenzialità, è suggestivo per quella domanda che in verità si trasforma in un «Chi cercate?», secondo il verbo biblico famoso che segnava la via verso Dio. Ad esso si aggiunge quello del discepolato, “seguire” il Maestro fino alla sua casa, ossia fino all’intimità spirituale dell’incontro. Segue il secondo atto: uno dei due discepoli del Battista è Andrea, fratello di Simon Pietro (la tradizione ha liberamente identificato l’altro con l’apostolo Giovanni).

Ebbene, Andrea incontra il fratello e lo conduce da Gesù e qui l’evangelista anticipa un dialogo che avremo occasione di illustrare in futuro, quando Matteo lo collocherà in una frase successiva e in un altro ambito spaziale: «Tu sei Simone, figlio di Giovanni: sarai chiamato Cefa, che significa Pietro». Siamo ormai al terzo atto, l’indomani, quando Gesù si reca in Galilea e incontra un altro personaggio, il futuro apostolo Filippo al quale rivolge un appello diretto al discepolato: «Seguimi!».

La catena degli incontri continua e ha una svolta sorprendente. Filippo vorrebbe portare da Gesù un suo conoscente, un certo Natanaele (in ebraico «Dio ha dato»), che la tradizione identificherà con Bartolomeo, il futuro apostolo di cui i Vangeli non dicono nulla. Costui, però, è renitente perché non apprezza l’origine nazaretana di Gesù, troppo modesta per essere il Messia come gli fa balenare con entusiasmo Filippo che insiste per fargli conoscere quel personaggio.

E, così, avviene l’incontro con Natanaele, in un dialogo dai contorni un po’ enigmatici. In modo inatteso Gesù dimostra di sapere molto della sua vita di persona giusta «in cui non c’è falsità». Anzi, a convalida della sua conoscenza, Gesù gli segnala un particolare abbastanza strano: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi».

Alcuni pensano che Gesù alluda alla prassi dei maestri di insegnare all’ombra di un fico. Sta di fatto che Natanaele rimane conquistato da quel dialogo e, nonostante la riserva di Gesù che gli fa balenare ben altri eventi per credere in lui, per quell’uomo inizia un’avventura che, sbocciata da quell’incontro personale, avrà un futuro a noi ignoto alla sequela del Nazareno.