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Da Nazaret ci rechiamo idealmente per sei chilometri a Kafr Kanna (in arabo kafr è “villaggio”), come fanno i pellegrini che puntano a una chiesa francescana dai campanili gemelli e dalla cupola rossa per commemorarvi l’evento narrato solo da Giovanni (2,1-11) e denominato ormai come “le nozze di Cana”. Noi lasciamo tra parentesi quella festa con l’incidente ben noto della carenza di vino e ci poniamo in ascolto di un breve dialogo che vede come protagonisti ancora una volta Gesù e sua madre.
Nella scorsa puntata eravamo nel tempio di Gerusalemme e gli attori erano gli stessi. Analogo, sia pure a distanza di anni (Gesù aveva allora solo 12 anni, ora è all’inizio della sua missione pubblica), è un senso di freddezza che sembra avvolgere quell’incontro. Maria quasi timidamente fa osservare a suo figlio in sole tre parole: «Non hanno vino».
A margine ricordiamo che Maria parla solo sei volte nei Vangeli di Luca e Giovanni e le sue frasi sono brevissime: nel testo greco dei due Vangeli assommano soltanto a 154 parole. L’unica eccezione è nel cantico orante del Magnificat che da solo ne comprende 102.
Come a Gerusalemme, anche in questo caso, la replica di Gesù sembra gelida: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». In realtà, il titolo «Donna» che per noi è segno di distanza, così come lo è la prima parte della risposta, nel linguaggio biblico è meno aspro ed è usato semplicemente per segnalare una formula di rispetto e la frase una diversità dei punti di vista. Importante è, invece, la seconda affermazione che ha al centro il termine “ora”. Nella teologia del quarto Vangelo con quella parola si designa l’evento fondamentale della vita di Cristo, cioè la sua passione, morte e glorificazione, fonte di salvezza. Non per nulla l’inizio del racconto giovanneo della passione di Gesù suona così: «Prima della festa di Pasqua, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine» (13,1). E nel cenacolo Cristo pregherà: «Padre, è venuta l’ora…» (17,1). A Cana Gesù, però, accoglie l’invito di sua madre facendo diventare quel gesto di sostegno agli sposi di Cana il primo dei “segni”, cioè degli atti miracolosi che anticipano e scandiscono l’“ora” suprema finale (1,11). Maria lo comprende e ai servi affida l’incarico di eseguire l’ordine del Figlio: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela». E Gesù: «Riempite d’acqua le anfore… Prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto».
In futuro avremo occasione di proporre un ultimo, scarno dialogo tra Cristo e sua madre, interpellata anche allora come “Donna”, un titolo che da tradizione cristiana colorirà di allusioni alla Genesi rendendo Maria «la nuova Eva», generatrice del popolo di Dio.




