Abbiamo avuto occasione – proprio una settimana fa – di sottolineare l’impressione non pertinente che può creare la parola “apparizioni” di solito applicata agli incontri col Cristo risorto descritti nei Vangeli. Infatti, pur ribadendo la diversità del suo statuto (non è subito riconosciuto, si presenta e scompare all’improvviso), gli evangelisti vogliono marcare la continuità del Cristo risorto col Gesù storico, l’identità della stessa persona, la concretezza dell’esperienza (si fa toccare per conferma, si ciba di pesce). Non è, quindi, una delle tante visioni che vengono oggi propalate né un’irruzione spiritica, né un’opera di magia.

È ciò che vogliamo ora ribadire, rievocando un incontro-dialogo che avviene nell’alba ancora incerta del giorno di Pasqua. Siamo sulla strada che conduce al sepolcro di Gesù. Questi incontri sono molteplici, sempre con personaggi femminili e prevalentemente con un interlocutore indiretto, l’angelo: tre donne secondo Marco; due per Matteo; tre nominate e altre in numero non definito secondo Luca; una sola, Maria di Magdala, per Giovanni. Sta di fatto, però, che questi episodi al femminile rivelano un dato significativo, a prescindere dal rilievo dei dialoghi.

Un importante esegeta italiano, Rinaldo Fabris (1936-2015), scriveva: «Difficilmente un racconto com’è quello della sepoltura e Risurrezione di Gesù, composto per motivi catechetici o apologetici, avrebbe messo in scena delle donne come testimoni della tomba vuota di Gesù e degli incontri col Risorto». Le donne, infatti, secondo il diritto semitico non erano abilitate a testimoniare in modo giuridico valido. Detto in altri termini, se non fosse stato nella realtà degli eventi, gli evangelisti non avrebbero mai inventato né privilegiato una testimonianza femminile non valida in ambito di attestazione storica nei confronti del Cristo risorto, proponendola come prima in assoluto.

Noi scegliamo una scena che, stando a Matteo (28,9-10), vede come protagonista Maria di Magdala e un’altra Maria. Esse sono, prima, destinatarie di un messaggio angelico (28,1-8). Poi, rientrando dai discepoli per comunicare «con timore e gioia grande» l’esperienza appena vissuta, – continua Matteo – «ecco Gesù venire loro incontro dicendo: Cháirete!», in greco letteralmente «rallegratevi!», verbo che vale anche come saluto. «Esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono».

Lo stupore le rende mute per cui il colloquio brevissimo è in realtà un monologo del Risorto: «Non temete! Andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno». Matteo poco dopo nel suo racconto descriverà la scena dell’appuntamento coi discepoli che si svolgerà su un monte in Galilea (28,16-20) e che avremo occasione di leggere e approfondire in questo nostro itinerario lungo le vie e le città della Terra Santa assistendo ai molteplici incontri di Gesù.