Ottocento anni fa nella notte tra il 3 e il 4 ottobre 1226 Francesco di Assisi chiudeva la sua breve ma straordinaria esistenza (era nato attorno al 1181-82). Il pensiero corre al canto XI del Paradiso ove Dante mette in bocca al domenicano Tommaso d’Aquino un’apoteosi del santo ricordando che Francesco e Povertà furono «amanti» (v. 74). È proprio per questo che abbiamo scelto di proporre un dialogo di Gesù con un giovane simile per origine a Francesco ma dall’approdo finale antitetico. Ci riferiamo al racconto del giovane ricco e del suo incontro fallito col Cristo (Matteo 19,16-22).
Di scena è un giovane che interpella Cristo ancora sul codice di comportamento morale per ottenere la vita eterna oltre la frontiera dell’esistenza terrena. Il Maestro risponde con un rimando al Decalogo, sintetizzato e ordinato secondo un’altra sequenza rispetto a quella presente nelle due formulazioni parallele dell’Esodo (20,12-16) e del Deuteronomio (5,16-20): «Non ucciderai, non commetterai adulterio, non ruberai, non testimonierai il falso, onora il padre e la madre».
Gesù, però, introduce un comandamento finale che è quasi suggello della prospettiva con cui vivere i precetti decalogici ed è l’appello ad amare Dio e il prossimo come sé stessi, appello identico a quello di altri casi dei Vangeli che coinvolgevano due dottori della Legge (Luca 10,25; Matteo 22,34-40). Il dialogo tra Cristo e il giovane continua con una confessione sincera di quest’ultimo che lascia aperto un ulteriore squarcio: «Tutte queste cose le ho osservate. Che altro mi manca?».
Cristo replica con una richiesta radicale per «essere perfetto»: «Va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo». È da notare che non si propone un generico distacco pauperistico ma un impegno operativo scandito da due verbi, «vendere» e «dare». È quasi un investimento dei propri beni ma con una destinazione ben diversa rispetto ai fini economico-finanziari tradizionali. La “perfezione” in questione, dunque, non consiste in un generico distacco né indica uno stato superiore di religiosità. È, invece, la declinazione totale e senza compromesso del precetto dell’amore per poter essere pienamente discepoli di Cristo («vieni, seguimi!»).
Il sipario cala su un fallimento: «Il giovane se ne andò, triste: possedeva infatti molte ricchezze». La finale è, perciò, antitetica rispetto a quella del giovane Francesco, figlio del ricco mercante Bernardone. Al lettore suggeriamo di continuare seguendo la suggestiva lezione molto netta che Gesù impartisce ai suoi discepoli proprio sul tema della ricchezza (19,23-26).



