Come è accaduto anche a me, chi è abituato a parlare in pubblico può essere interrotto da una persona che si alza dalla platea e interloquisce. Sinceramente si deve dire che non di rado si tratta di un soggetto stravagante, ma è pur vero che alcune volte l’interruzione può avere un suo significato e può meritare almeno una replica diretta e netta. È ciò che è avvenuto un giorno, mentre Gesù stava parlando, circondato da una folla attenta.

All’improvviso il silenzio è squarciato da un tale (l’evangelista Matteo che narra l’episodio in 12,46-50 lo definisce un “qualcuno”, in greco tis) che segnala a Gesù una richiesta, in verità non sua: «Tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti». La replica del Cristo è quasi spazientita: «Chi è mai mia madre e chi sono i miei fratelli?». L’aggiunta è particolarmente forte e si trasforma in un messaggio essenziale, accompagnato da un gesto. Puntando l’indice verso i discepoli che lo seguono durante la sua missione pubblica, esclama: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre!».

Siamo, quindi, davanti a un dialogo pubblico tra i due, che però sconfina in una vera e propria lezione. Tra l’altro, eventi analoghi sono registrati nei Vangeli. Ne segnaliamo uno particolarmente suggestivo, evocato da Luca: «Mentre stava parlando, una donna dalla folla alzò la voce e gli disse: Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato! Ma Gesù replicò: Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!» (11,27-28).

In entrambi questi dialoghi tra Gesù e un interlocutore c’è un’evidente presa di distanza dai rapporti meramente parentali. Innanzitutto ciò accade coi «fratelli» di Gesù, una locuzione variamente interpretata nei secoli, da alcuni in senso carnale diretto, da altri in senso più lato come “cugini”. In realtà, se si pensa allo sfondo della lingua aramaica usata allora a livello popolare, ’aha’ indica tutto l’arco dei legami parentali, in pratica il clan familiare. Già nell’Antico Testamento, Abramo chiama “fratello” il suo nipote Lot (Genesi 13,8).

Da quanto si evince da altri passi neotestamentari, «i fratelli di Gesù» diverranno nella Chiesa delle origini una sorta di partito o gruppo che si riferiva al clan nazaretano di Maria e di Gesù. Essi costituiranno il cuore dei cosiddetti “giudeo-cristiani”, convinti che anche i pagani convertiti al cristianesimo dovessero prima divenire ebrei circoncidendosi. Come è noto, Paolo si opporrà a questa concezione e la sua visione sostanzialmente prevarrà nel “concilio” di Gerusalemme (Atti 15).

Una nota finale riguarda la madre di Gesù. La distanza che il Figlio sembra prendere nei suoi confronti in realtà è cancellata dall’atteggiamento che lei ha sempre avuto, a partire dalle sue parole nell’Annunciazione: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la sua parola» (Luca 1,38), fino al Calvario ove dal Cristo crocifisso verrà costituita come «madre» dei suoi discepoli (Giovanni 19,26-27). E sarà Elisabetta, la madre del Battista, a tessere il suo ritratto perfetto: «Beata colei che ha creduto nell’adempimento della parola del Signore» (Luca 1,45).