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"Siate misericordiosi,
come è misericordioso il
Padre vostro".
(Luca 6,36)
come è misericordioso il
Padre vostro".
(Luca 6,36)
Molti si chiederanno: quale difficoltà ci può essere in una frase così bella, limpida, incisiva? Per di più è coerente alla linea etica dominante del Vangelo di Luca, definito da Dante nella sua opera Monarchia come lo «scriba mansuetudinis Christi».
In realtà, confrontando il passo con il parallelo di Matteo, ci imbattiamo in una sorpresa, perché la frase è resa così: «Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste» (5,48). Tra l’altro, il contesto è piuttosto omogeneo tra i due evangelisti perché anche in Matteo si è in presenza di un discorso di Gesù con contenuti affini. Eppure, questa apparente analogia rivela una valanga di differenze. Infatti, anziché in montagna il discorso di Gesù è ambientato nel parallelo di Luca in un «luogo pianeggiante» (6,17); le Beatitudini lucane da otto diventano quattro; si fanno più dirette («Beati voi, poveri...») e sono associate a quattro maledizioni antitetiche («Guai a voi, o ricchi...»); acquistano una colorazione più sociale (si omette, ad esempio, la specificazione “in spirito” ai “poveri”); il discorso che le accoglie è molto più breve e conserva solo brani dedicati al tema della misericordia.
Se Matteo traccia un programma globaleper il discepolo, Luca delinea il ribaltamento delle situazioniche Cristo instaura. La frase citata è solo la punta di un iceberg di domande che possiamo riassumere così: il Gesù storico cosa ha realmente detto? Oppure, chi dei due evangelisti è più vicino all’originale? Non possiamo qui allegare la complessa ricerca degli esegeti, ma ci accontentiamo di ribadire un principio costante dei Vangeli. La fedeltà degli evangelisti è genuina, ma non è materiale e letterale rispetto ai detti e agli atti di Gesù e alle tradizioni e memorie da loro usate nell’elaborazione dei testi evangelici. Si tratta, infatti, di una fedeltà mobile e duttile, adattata ai contesti a cui si rivolge ogni singolo Vangelo, interpretata alla luce della fedee illuminata dall’esperienza pasquale. Il genere letterario dei “Vangeli” è tipico proprio per questo impasto tra storia e fede.
Circa la frase in questione, secondo gli studiosi più vicina all’originaria dichiarazione di Cristo è la resa di Luca che presenta un detto (in greco lóghion) caro e tematicamente costante nella predicazione di Gesù, ossia la misericordia. Matteo ha adattato la frase alla sua redazione generale del Discorso della Montagna che assume diversi interventi di Gesù. L’evangelista vuole marcare la radicalità, la totalità, l’assolutezza della scelta che Cristo esige dal suo discepolo,quella appunto di essere “perfetto” come lo è Dio, in un dinamismo continuo e “in-finito” della vita spirituale.




